mercoledì 20 febbraio 2019

La paranza dei bambini, recensione





La paranza dei bambini un film anti- realista che riflette sul rapporto tra individuo e società.

Sinossi
Il rione Sanità a Napoli soffre di racket e spaccio. Un gruppo di ragazzi tenta di farsi strada nell’organizzazione criminale napoletana, la Camorra, prima come spacciatori e poi come boss in una progressione di eventi i ragazzi si fanno strada nel “Sistema”.

Tratto dal terzo romanzo di Roberto Saviano, il film è motivato da un senso romantico il film, poco incline alla rappresentazione della violenza, ricalca le orme di un antico assioma rousseauoiano  per cui l’uomo nello stato di natura, l’uomo non ancora corrotto dalla società è buono.

La gang (Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O'Russ, Briatò)   che si forma nel rione Sanità nel napoletano non si forma e plasma su principi di violenza e sopraffazione ma sull’idea che loro possano essere l’evento, il passaggio di consegne senza essere .pensiero violento.

Risulta più violenta la società che si determina intorno ai personaggi, la nostra, un pullulare di status commerciali e di classe che invitano i ragazzi, come un Lucignolo, ad appropriarsi di una sorta di felicità che manca loro.

Una promesse de bonheur che legittima la presa di distanza etica dello stato delle cose presenti.

Non sono andati perduti i sentimenti, l’amore, la gioia, ma si realizzano soltanto attraverso le somme di denaro che procura loro quel che chiamano lavoro, la camorra.
In questo andirivieni di motorini e storie di violenza, ecco però il paradigma, necessario e auto concludente, si sta in guerra senza poter uscirne.

Ecco allora che l’orizzonte utopico e adolescenziale della gang-sanità fa i conti con ciò che la violenza genera. Soltanto dolore, perché l’Altro non è un esemplare di cui conosciamo l’essenziale, per dirla alla Vattimo, bensì rappresenta la violazione dei diritti di un nostro pari. Ecco quindi, la critica alla classificazione sociale del regista, Claudio Giovannesi e degli sceneggiatori, Roberto Saviano e Maurizio Braucci  che scrivono una storia di ampio raggio ambientata a Napoli come specificità e come politica globale.


Uno scardinare le certezze dell’odio attraverso la pratica dello sparo è un’operazione paradossale e ben riuscita.

È il trionfo della merce che contamina e uccide più delle ,loro armi.

Emiliana Chiarolanza




mercoledì 13 febbraio 2019

Green Book recensione film



“ Ha forse qualche segreto per cambiare la vita?” recita Rimbuad in L' èpoux infernal.

Perché porre una domanda dopo aver visto Green Book? Probabilmente perché nella narrazione del regista Peter Farrelly  soggiace un sentimento di rivolta e di desiderio di cambiamento che fiorisce spontaneamente durante la storia di Green Book.
Un poetico on the road che si delinea come storia di un’amicizia tra Tony Lip -Viggo Mortesene e Don Shirley- Mahershala Ali.
Tony , buttafuori italo-americano dalle spiccate doti sociali e dalla famiglia numerosa da mantenere, Shirley  pianista nero d’eccellenza, elegante e sofisticato.
Rimasto senza lavoro per un paio di mesi Tony accetta di accompagnare in tournèe Shirley  nel profondo sud degli Usa negli anni '60.
I documenti della storia civile e della storia della loro amicizia non sono altri se non le lettere che Tony  scrive alla moglie, in un susseguirsi di parole e suoni che saltano alla ribalta dei palcoscenici calcati da Shirley, tra leggi di  segregazione, razzismo e le pagine del Green Book, una guida d’alberghi per neri nel sud degli Usa.
Un viaggio alla scoperta di pochi valori, l’umanità come conoscenza e la bellezza come impressione durevole da conservare.
Il fatto è che la sua generalità non trova delle leggi necessarie, tutto è valicabile, dubbioso, pensabile eppure in questa ricerca, in una sorta di viaggio speculativo della mente dei due, si costruisce la certezza dell’uguaglianza e della relazione.
Laddove i limiti imposti al pianista di colore circoscrivono uno spazio soffocante, più  la storia della loro amicizia scompone i limiti e articola un nuovo universo.

Col dubbio di poter cambiare una società e la certezza che partire dal singolo significa già agire in modo rivoluzionario, il film,equilibrato, poetico, sensibilmente ironico e dotato di una indubbia tenerezza, ci lascia nella neve di New York stabilendo il valore di una cosa, in una nuova proporzione, la migliore che ci è data.

Emiliana Chiarolanza 

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...