sabato 23 agosto 2025

G8 Genova Carlo vive

 

Firmiamo il contratto di locazione il 20 luglio del 2001, Firenze luccica di sole e noi dal motorino ci fermiamo in una casa del popolo a bere una spuma all’arancia, siamo in 5 dividiamo un appartamento a San Frediano, la TV intercetta la nostra attenzione fioca.

Muore un ragazzo di 19 anni alla manifestazione NO GLOBAL al G8 di Genova, ci guardiamo inorriditi, amici partiti in mattinata chiamano.

Saliamo un sul treno speciale il mattino dopo.

Alle 8.00 la stazione di Santa Maria Novella è gremita e le bandiere rosse sventolano insieme alle bandane che portiamo in cima ai capelli.

Agnoletto ci avverte: saremo bombardati, voi seguite e ci vediamo al campeggio.

Un giornalista seduto ai bordi del corteo mi chiede una sigaretta, vaghi ricordi della mia tastiera abbandonata mi creano un crampo allo stomaco, ci parliamo.

Il movimento mi richiama all’ordine, mangio due panini e ripartiamo per il corteo.

Mentre sfiliamo pacifici circondati dalla polizia gli slogan si sciolgono sulle bocche come un liberatorio NO unanime.

Siamo i NO GLOBAL, il molosso dell’economia contro un corteo di studenti, da poco finito IMPERO di Toni Negri e mi trovo di fronte il molosso.

“Sebbene l'Impero disponga di un vasto arsenale di strumenti e poteri di oppressione e distruzione, questo non giustifica affatto un rimpianto per le forme di dominio passate. Al contrario, la transizione verso l'Impero e i suoi intrinseci processi di globalizzazione offrono inedite opportunità per le forze di liberazione”.

“La globalizzazione, infatti, non rappresenta una realtà monolitica o semplice; i molteplici processi che la definiscono non sono unificati e, tantomeno, univoci. Il nostro compito politico non si limita, pertanto, a una mera resistenza passiva, bensì si orienta verso una riorganizzazione attiva di tali processi, per dirigerli verso nuove e costruttive finalità”.

“Le forze creative della moltitudine, che pur sostengono l'Impero, sono intrinsecamente capaci di edificare in modo autonomo un contro-Impero: un'organizzazione politica alternativa, fondata sulla riappropriazione e sulla nuova direzione dei flussi e degli scambi globali. È in questa prospettiva che si annida la possibilità di un'emancipazione reale e di un superamento delle logiche di dominio esistenti”.

Sulla via che costeggia il mare veniamo così accerchiati, Carlo vive gridiamo tutti e poi si sa, i lacrimogeni, la vista annebbiata, i manganelli, vedo una donna incinta correre e gridare, io cerco i miei amici, mi afferrano il braccio mi premono il succo di limone sugli occhi.

Il resto svanisce nel ricordo quell’indicibile violenza e quel Governo Berlusconi mentre la polizia ci ostruisce ogni passaggio, la polizia e il biocontrollo di Foucault tutto rimane sull’asfalto, i nasi rotti, i ragazzi che urlano, io scappo coi i miei amici e ci ritroviamo al campeggio.

Sarà la notte della Diaz ma la conosciamo già, quel che non è stato detto è quel rancore, la negazione di ogni diritto a manifestare, la negazione della DEMOCRAZIA.

Eravamo i rossi, i comunisti, eravamo un gruppo di studenti di psicologia, filosofia, architettura e la voce che ci univa non era un ideale marxista ma una idea di democrazia REALE, gente di sinistra che studiava e lavorava, che realizzava il suo socialismo democratico in bici portando un fiore a Carlo che non c’era più perché aveva perso il controllo in una situazione di estrema solitudine e rabbia, noi ci siamo stati e non abbiamo dimenticato.

EC

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