venerdì 29 giugno 2018
Dogman un film di M. Garrone… recensione
giovedì 28 giugno 2018
mercoledì 27 giugno 2018
Due passi per Napoli.
Conversazione in si bemolle
A spasso tra cinema e filosofia, Captain Fantastic di Matt Ross
Non può esservi conoscenza senza una comunità , né esperienza interiore senza una comunità di quanti la vivono…la comunicazione è qualcosa che non viene affatto ad aggiungersi alla realtà-umana, bensì la costituisce… questa citazione di Heidegger che traggo alla pp.55 di La comunità inoperosa di Jean- Luc Nancy, mi aiuta ad introdurre ciò che rappresenta il nucleo concettuale del film Captain Fantastic scritto e diretto da Matt Ross interpretato da Viggo Mortensen uscito nelle sale quest’autunno. Il film è animato da una sorta di entusiasmo giovanile che ricerca nella propria unicità il senso di una ribellione fine a sè stessa non condivisa, non elargita senza che vi sia una reale continuità tra pensiero ed azione. In questo cul de sac in cui si ritrova la famiglia di Mortensen si affaccia la società contemporanea, piena di contraddizioni e di diversità cui ahimè i giovani di Mortensen non sono affatto pronti.Faccio un passo indietro alla trama, si parla di una famiglia numerosa che vive tra le montagne nel rifiuto di ogni tipo di istituzione, anche quella scolastica, e che si procura il cibo cacciando e coltivando. La natura in cui vivono non ne rappresenta quel paesaggio sublime di cui ci parlava il filosofo Remo Bodei, non rappresenta il loro limite ma la loro sfida. Un film denso, i ragazzi leggono e si indottrinano passando da Dostoevskij a Vladimir Nabokov, ascoltano le variazioni di Glenn Gould eppure perdono il senso della cultura come condivisione, dialogo, una sorta di processo di mitizzazione della cultura che non si avvale del suo valore più fruibile e divertente, lo spasso della chiacchiera. Il paradiso che costruisce Mortensen per chi abbia visto The Mosquito coast di Peter Weir potrebbe dedurne alcune somiglianze, non ha né porte né finestre per dirla alla Leibniz e quindi costruisce un tempo mitico tipico degli eroi. La comunità di Mortensen come tutte le società anche micro, ha le proprie lacerazioni e la morte della madre e la presenza della finitezza nelle loro esistenze è il tessuto di comunione con la società e la liberazione dei figli dalla morte sociale
.Emiliana Chiarolanza
Le cose che verranno, film…. recensione
L’Avenir, tradotto in italiano come Le cose che verranno rappresenta la quinta fatica di Mia Hansen-Løve, è un film scritto con maniacale attenzione al linguaggio dal quale si evince una spiccata predisposizione all’indagine psicologica dei suoi personaggi. Per chi abbia visto Il padre dei miei figli, è facile immaginare che il lavoro della Hansen-love rappresenti non soltanto la disfatta di ogni magnificenza cinematografica ma soprattutto la variante che esso può rappresentare come racconto, come sceneggiatura. Nathalie interpretata da una raffinata Isabelle Huppert è una donna di mezza età che vive la ferita dell’abbandono. Il marito Heinz la lascia per un’altra donna e al contempo viene a mancare la madre. Una donna Nathalie che come essa stessa dice, ha una vita intellettuale intensa, insegnante di filosofia e abile conversatrice irradia per tutta la durata del fil una forza interiore tutta al femminile. Mentre nel Padre dei miei figli, il protagonista maschile, si arrendeva alle difficoltà economiche e viveva un ripiegamento esistenziale drammatico, la Nathalie di L’Avenir affronta con determinazione i problemi senza che sia violenta. La depressione come ripiegamento violento è del tutto assente piuttosto l’importanza delle parole che la protagonista utilizza come unica arma e che la rendono vittoriosa, capace, efficace. Orso d’oro a Berlino per la Miglior regia, la narrazione è principalmente affidata all’interpretazione della Huppert. “Insegno ai ragazzi a pensare con la propria testa” recita la protagonista. Un film sulla vitale importanza della vita interiore-intellettuale e sulle parole. Un film alla Rohmer, per dirla tutta, che mi ha ricordato Rayon vert. Perché Nathalie non vuole vincere su un amore perduto, né sulla propria tristezza né allo stesso tempo si arrende ad essa, quanto piuttosto rappresenta il volto più genuino del pensiero, la semplicità di un discorso pensato per sé e che trova ragion d’essere negli altri, in una comunità con la quale verrà in contatto. Emiliana Chiarolanza
Fogli al vento.... Sani Beach (Grecia)
Sani ha una densità luminosa di un’apertura vastissima, si inciampa senza
scosse nei pulviscoli del suo bagliore e mentre una nuova
cupidigia si desta sulla bocca, per lo stomaco non son che
bollicine, centinaia di bollicine chiuse in borsa.Sulla pelle
invece, come ovatta nella terra, i pulviscoli sbocciano in scure e
rinnovate gradazioni di colore.La mente ahimè, polemizza, la vista, così
sfarzosamente abbagliata, si abbandona al riposo e divaga dalla colonia di
formiche che sul fare del pomeriggio si inoltra oltre la muraglia verde della
roccia per procedere verso l’area desertica di quella parte di sabbia che
infelicemente condividiamo.
Con
turbante e borraccia si spargono e si sparpagliano, attente investigatrici
anche delle insenature di un corpo al sole che pungolano di tanto in tanto
senza alcuna forma di snobismo.
Alle 5 de
pomeriggio, persone nuove, dopo la partita col sonno, rovesciano cose e si
disperdono da piedi a capo nelle onde che piallate dalla conca della rupe,
dirigono flebilmente il peso sulla riva ghiaiosa, a tratti ruvida.
Escluso
il processo digestivo, in giro pochi e pochissimi clichè di sorta, e
questa è una abbagliante verità, una radio a breve distanza trasmette i
classici italiani degli anni ’60, nel dettaglio, Sapore di sale.
In piena
coerenza con note e parole di Paoli, trasferisco unguenti sulla cute, anche in
difesa di una certa moltitudine di insetti che accorrono all’odore di un
prosciutto cotto del discount, del fruttosio dell’uva, della
pera che sa di nulla, soltanto le sigarette li allontanano, e
allora fumo, con decisione e veemenza al gusto dolceamaro
dell’autan in spray che una volta ingerito sa di fragola.Sul fondale un
pesce pettine nuota con due pesci rossi, però, questo autarchico ermafrodita,
sprizza di socialità.
I saniani
invece no, e al lido non fanno molte docce e non mangiano troppi gelati, non
sono neanche tanto coatti, birra in spiaggia a parte.Da brava pasoliniana in
nuova voga, quest’anno c’ho un bikini pajette viola per sentirmi
in armonia con Ostia e il suo coatto e cotillon senza clichè
ovviamente, ma non discuto dell’aureo rapporto doccia-calippo, è assolutamente
un surplus, e poi comunque anche a Sani un po’ di Pasolini c’è, “Turchi in
Friuli” ci sono stati, li trovi ai bordi dei bar che si raccontano le loro
avventure così, tra una sigaretta e l’altra, tanto per scacciare gli
insetti.Una cosa la noto, l’immediato non è cosa da vacanzieri di Sani, la
musica house si ascolta con attenzione a timpani spianati, semmai
poi balleremo tutti insieme , chissà, forse dopo che sarà costruita
la dance pista e dopo che tutti questi altissimi sgabelli svedesi, su cui siamo
tutti egualmente allineati dai piedi all’aria, si saranno scalcinati per le
percosse che questi fianchi gli infliggono sotto i decibel di quello
straordinario fenomeno acustico dell’house music.La tempestività a Sani è roba
di pasticceri, in questa sezione di vendita sono operanti leggi di immediatezza
e vivace sollecitudine, i biscotti che compro a mezzanotte inoltrata per la
colazione di domani mattina, li devo assaggiare tutti e subito, qui, in
pasticceria col pasticciere .Segue discussione animata, -a me i biscotti ora
non mi vanno, ma mi va di ballare, se balli –gli dico-mangio i biscotti -alla
marmellata e alle mandorle e al miele dopo il sarago alla brace. Meno male non
ha accettato.Le tabaccherie invece, sono luoghi di libertà, le tabaccaie, solo
donne, corpulente e prosperose, sfogliano elegantemente noncuranti , la
dispensa dei fumi e con garbo ti invitano a rimanere lì, al fresco del loro
grande ventilatore, a guardare un po’ di tv con loro magari mentre scegli il
gusto dello spray antizanzare che più si addice al tuo tabacco. Ma
questo mi piace, allora compro una rivista e anche un cd e fumo una sigaretta
al profumo di ulivo mentre lancio uno sguardo alla tv, adesso c’è un
cantautore, e magari più tardi faremo quattro salti, una segreta e appassionata
milonga nel chiaroscuro di una tabaccheria greca, illanguidita dalla brezza
retrò di un grande aeratore.
Emiliana Chiarolanza
Asparagi
Avevo dimenticato completamente cosa avessi chiesto per la cena, mi ritrovai così il ben servito, anatra e asparagi, selvatici e robusti per un palato che tutto insieme voleva un pò di Panama e Canarie, ma non mi lasciai intimidire e mandai giù quello che pure avevo detto di volere.non c'era tempo per protestare, il naso si accorcia non so se per via del tempo, i confini si stringono e si fa più fatica a fare due passi un pò più in là che qua.ho scritto cinque o forse più strofe di diniego, domani andrò da un medico perchè così bisogna fare, prendere qualcosa contro la stanchezza e lo stress, e dovunque guardi,non c'è nessuno che non lo…certo ho desiderato qualcosa di eccellente, ma cosa sarei agli occhi di quella ragazzina se non lo avessi fatto? continuo a guardare intorno spazi vuoti da riempire e non di specchi.eravamo gli unici a rimanere lì, a mandare giù quel che non ricordavamo di aver voluto ma che pure ci era stato servito.ma avevo deciso di non arrossire più, allora niente vino grazie ma una tazza di veleno bollente e non una mano imbarazzata che firma il conto per sbaglio.naturalmente si invecchia, non protesterò per questo.ed è forse una questione di volontà.si protesta per stipendi, diritti e fatti di proprietà, ma non al vento, neanche i lupi lo fanno anche in pieno rosso di luna.sulle iene cosa dire, la loro natura le vuole come la mia a me, non mi infurio per il loro riso e dice bene Anna che il diritto al racconto si ferma allo stesso raccontare, il giudizio… , varia, per fasce di reddito e di età, e di norma è ingiusto.
Emiliana Chiarolanza
L’amour fou
La ragazza con la valigia
L’allegro porto di Capitan Rocco e Cuoca Maria
Questa storia comincia al mare dove c’è un pesce che segue
una nave,
la nave azzurra di Capitan Rocco
che fischiando prosegue fino al suo porto.
Ben il gabbiano e suo fratello Rodano
Fanno una gara a chi va più lontano
mentre mamma gabbiana li guarda volare
E col becco all’insù li aspetta tornare.
Frattanto all’osteria ecco che trovi la cuoca Maria
che si adorna con la pianta ginestra
il cornicione della propria finestra.
E’ scoccato mezzogiorno e trilla festoso l’orologio sul
forno
e allora Maria con zenzero e finocchio
prepara un pranzetto per Capitan Rocco.
Capitan Rocco ha una giacca color blu
coi bottoni a forma di cuore all’insù,
sulla testa un berretto di bianco piumato
e nel taschino sempre un bel fior profumato.
Cuoca Maria e Capitan Rocco si sposan domani
proprio lì al porto.
Il porto in questione si chiama Ferraio
perché d’estate profuma di grano,
questa non è una rima perfetta ma piace tanto a bimba
Giulietta
che con tutti i bambini ed anche i gabbiani
agli sposi felice vuol batter le mani.
Con una fetta di torta alle mele
questa storia finisce bene
anche il pesce ha trovato l’amore
con la triglia si sposa domani alle nove.
Felici e contenti così se ne stan,
chi vive al di sopra e al di sotto del mar.
Emiliana Chiarolanza
disegno Federico Fellini regista
La stanza in collina
street
Filastrocca del gatto
Vagabonda con amica a piedi scalzi
Il Giovane Favoloso di Mario Martone, è un film costruito sulla sottile narrazione della figura del poeta e letterato Giacomo Leopardi, interpretato da Elio Germano. Il film si ambienta nella piena vita activa dell’800 italiano in una sua rappresentazione essenzialmente significativa tanto da raggiungerne un’idealità, trasfigurata nella singolarità di un personaggio storico. L’indubbia abilità tecnica del regista, realizza una sua generalità concepibile attraverso l’agire del protagonista, guidato da una disposizione interiore con lo scopo di esprimere con la tecnica poetica un’ “energheia”, una immanente necessità comunicante che si rivolge a chi gli sta di fronte. Sintetizzando l’esperienza esistenziale del poeta in alcune tappe significative, Recanati, Firenze, Roma, Napoli, la narrazione instaura una relazione che traccia un’identità tra il mondo che si conosce e l’indeterminatezza del viaggio che lo porta nel mondo dove non siamo abituati a vivere. Ogni volta un mondo nuovo dove si colloca la creazione artistica di Leopardi che si compie nella scissione, nella differenziazione estetica, nel sussistere di una prosecuzione. Il Caso e la suggestione, si affermano come parametri interpretativi di un’opera poetica che non è semplice esecuzione letteraria, gioco intellettuale, mediazione di saperi accumulati, ma funzione originaria, una considerazione della temporalità esistenziale e in quel modo proprio d’essere comprensivo. La posizione critica di Leopardi si esplica in una sua contemporaneità indefinita, un appello al cambiamento, più che una lotta per la liberazione, che consiste nelle esacerbazioni familiari, sulla necessità di allontanarsi dalla casa paterna, una giustificazione sentimentale all’estraniamento che realizza presenziando in un discorso sul tragico come intrusione, aggrappandosi all’eleos e phobos, pietà e terrore, esemplarizzati nella creazione poetica. Quasi un solutore d’enigmi, Leopardi, propone il motivo misterico, premessa di un discorso sulla forza suggestiva della Natura, il Vesuvio sembra riproporgli quel contrasto tra la filia e il neikos, l’amore e la lite, all’interno di una comunità giocante, quella napoletana, che non determina le sue sorti ma lo lascia in una striscia di folie et sense. Eppure allo stesso tempo un’adesione necessaria alla situazione fatale, la vertigine del Caso, il gioco dei numeri, la tradizione popolare che si perpetua imperturbabile. Partecipe, insomma, dello spettacolo del mondo, il Leopardi di Martone, rifiuta l’angoscia come sgretolamento e afferma un principio evolutivo, che parte da un caos ipnotico sulle predisposizioni della natura, il suo corpo storpio, la salute cagionevole, uno smarrimento insomma, e che giunge al dominio della vertigine, concependo la sua presenza corporea ed intellettuale come volontà di liberarsi da un’insopportabile oppressione.
Emiliana Chiarolanza
martedì 26 giugno 2018
Filastrocca dell'estate
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Firmiamo il contratto di locazione il 20 luglio del 2001, Firenze luccica di sole e noi dal motorino ci fermiamo in una casa del popolo a ...
























