La sua ala era così con una grossa macchia
rossa a forma di fiore, un po’ più grande dell’altra. La ninfetta dall’ala
fiorita passeggiava per il bosco.
Si trattava certamente di un bosco
incantato, sembrava cristallizzato da un
incantesimo , il tempo si era fermato all’improvviso e la prima cosa che le venne in mente fu una
sorgente ghiacciata , bellissima ma immobile.
Tutto intorno le sembrava gigantesco,
le foglie erano verdi e secche insieme e
ogni volta che si imbatteva in una era pesante e asciutta come imbalsamata.
Ogni rumore si amplificava, in quel
bosco incantato che la stava portando verso un villaggio disabitato e deserto. Si
trovava sicuramente nei pressi di un villaggio abbandonato perché la vegetazione aveva invaso il sentiero
che aveva imboccato e si sa che ogni sentiero porta in qualche posto.
Arrivò, infatti, all’entrata di un villaggio perché si trovò di fronte ad un arco di bocche di leone accasciate con tutti i petali all’ingiù come
se dormissero,l’ala fiorita le si impigliò tra i fiori.
Riuscì a passare la porta , il villaggio le si mostrava completamente ricoperto di muschio verde come
se lo stesse conservando. Appena entrò vide l’orologio del paese, tutto di
legno.
Le lancette erano ferme , anch’esse immobili. Chissà da quanto
tempo ormai -pensò tra sé.
E spiccò il volo.
Si trattava di un villaggio di forma
circolare dove tutte le stradine , fatte
di pietra e muschio , come arterie si
ramificavano e si riunivano in quattro piazze principali.
Fece un lungo volo di 30 secondi e
vide che si trattava di un villaggio con altissime torri ciascuna posto ad un diverso punto cardinale .
A ovest del villaggio si ergeva un albero
grandissimo dai rami resistenti e dal
cespuglio rigoglioso, mentre da lontano intravide un salice allora volò, non
senza difficoltà, verso di lui e lì si accorse della fonte. La fonte più bella
che mai avesse visto durante tutto il suo viaggio, splendeva di una luce più suggestiva delle altre .
Forse aveva trovato il villaggio di
Kiro, ma come poteva esserne certa se ancora non aveva ritrovato neppure il suo nome ancora.
E poi non aveva incontrato né veduto nessuno
da quando era arrivata al paese , né una rana, né una semplice mosca per sapere
dove si trovava e se mancava ancora molto per la fonte preziosa di Kiro.
Vigile e libera Opi, così come
l’aveva ribattezzata la ninfa del
libeccio, se ne stava lungo un ruscello
per incontrare qualcuno che avesse sete per sapere dove fosse.
Purtroppo il suo unico avere, la sua
bussola di vetro, l’aveva donata alla
ninfa del libeccio e ora non era più
certa di dove fosse.
Le venne alla mente la ninfa del
libeccio e tutta quella sua aria fredda che emanava
tanto che gelavano la terra e i piedi.
Era stato molto faticoso rimanere da lei e
certo il cammino sulla terra ghiacciata sembrava lunghissimo dato che le ali non poteva usarle a causa del ghiaccio
.Quando però le disse <Ora viaggio verso Kiro alla ricerca della fonte
preziosa .>
<Allora prendi pure questo
sacchetto e svuotalo sulle tue ali così che il buon vento del libeccio non
ostacoli il tuo viaggio . questa polvere non ti farà gelare và ora che il
viaggio è lungo ancora .>
Per ringraziarla allora prese la bussola e gliela donò. E fu tanta e
tanto contagiosa la gioia della ninfa che la terra non gelò per più di un
minuto.
Ci sarebbero voluti almeno tre giorni
e invece grazie alla sua polvere dopo una sola notte
già si trovava al bivio dei Tre Alberi
del Sud.
Si trattava di tre alberi
assolutamente identici, i rami
però no si toccavano mai e per una
strana ragione essi ospitavano specie in
lotta tra loro. Essi erano circondati sempre da un ronzio insopportabile.
Sempre, come uno sciame di vespe
arrabbiate che non danno tregua alle orecchie e indispongono l’animo, anche quello
più puro. Tutti vi sostavano sempre per
poco tempo perchè L’odio e il rumore che li circondava vanificava ogni forma di
bellezza.
Il rumore stesso comunque lo rendeva
facile da riconoscere e il posto dei Tre
alberi del Sud segnava sulle cartine un
punto di riferimento sicuro e inconfondibile. Invece questo villaggio non
compariva sulla sua mappa….chissà quanto lungo era ancora il viaggio, eppure
non doveva mancare molto…
La ninfa era sicura di essere ad una settimana dalla fonte
di Kiro.era forse quella la fonte che cercava? Oppure era soltanto un vecchio
villaggio abbandonato scomparso pure dalla mappa del bosco?
Era già l’ora del tramonto così decise di avanzare fino alla cupoletta di edere e papaveri a 8 km a sud est dalla sua
meta segnata sulla mappa che gli aveva dato Koe, già –pensò- continuava a
ricordarsi solo di lui e del viaggio da fare .
Trovò il rifugio segnato sulla mappa.
Tanti erano passati di lì per le più
svariate mete e tutti avevano lasciato il loro dono. Era la prima volta che dormiva
lì. Era come riposare in rifugio magico perché quel posto conosceva i sogni di
tutti gli abitanti del bosco e dei viaggiatori del mondo.
Lo trovò molto dolce e accogliente, un viandante aveva lasciato
delle candele azzurre come il mare e
tantissimi fiammiferi, poi c’era una coperta fatta con piume di uccello
caldissima, ricucita in un cotone di canapa con una grossa farfalla disegnata
sopra, assomigliava un po’ alla sua ala fiorita.
Il letto era costruito su di una struttura di
legno così che anche gli gnomi potessero riposare. La scaletta era piccola, le
scale erano più alte di lei e dovette saltare a piè pari per poterne
raggiungere la vetta, decise infatti di non impigliare l’ala stavolta.
La scaletta,
era profumata forse era fatta con rami di olivo.
Lo avrebbe chiesto al ninfetto Koe
che studiava tute le specie di alberi presenti nel bosco e che sicuramente aveva sostato al rifugio dell’est.
Quando si distese vide che dal tetto
di paglia e legno avevano ritagliato un piccolo oblò, era proprio una piccola
finestrella sul cosmo così che poteva guardare la luna e i pianeti più vicini
alla luce del sole. Si addormentò guardando le stelle della Vergine. Era esausta.
Durante quella notte il suo sonno raggiunse un
paesino bellissimo e disabitato dove l’orologio del sole si era bloccato alle sei senza andare mai più avanti.
Era sempre l’ora del tramonto e piano
piano tutti erano andati via perché non
potevano sopportare l’idea che mai più fosse venuta l’alba. Era una perdita troppo
grande e decisero di abbandonare il villaggio dalla Fonte Preziosa , il paesino
dalle cupole d’argento che i folletti avevano costruito. Essi, infatti, erano
gli eredi di materiali molto rari e preziosi che il villaggio aveva serbato nella famosa fonte dell’oro .
Al di là del prato dalle cinque
margherite sorgeva una piccola fonte che tra le rocce del fondo nascondeva ori e
materiali preziosi. Gli argenti furono ritrovati durante l’immersione di maggio.
Un giorno, il mago Goa chiamò tutti
gli elfi del villaggio e chiese loro di raccogliere le pietre che giacevano sul
fondo della fonte.
Il vecchio mago dal fungo dei saggi
disse che le pietre andavano raccolte al
primo tramonto di maggio per favorire la venuta di una estate fresca e
rigogliosa che non seccasse i ruscelli e che
lasciasse bagnare tutti per godere del caldo estivo.
I folletti diedero ascolto al vecchio mago.
Per tutto l’anno costruirono lunghi
tubi di bambù per respirare laggiù sul
fondo dorato.
Le stagiono passarono in fretta e i folletti erano pronti per l’ immersione
dell’anno.
La notte prima però il vecchio mago
non riuscì a vedere la luna , allora prese il suo cannocchiale e salì in cima
alla quercia della saggezza dalla quale si potevano scrutare tutti gli
orizzonti del mondo Salito in cima al ramo più alto vide che grossi nuvoloni
venivano da nord, allora rimase a dormire lì sul ramo e aspettò il giorno dopo
interrogando la storia degli avi.
Dalla storia del Lillipuziano perduto nel tempo capì che un demone del passato stava per tornare ,
allora decise di adunare le donne del villaggio per assicurarsi che
nessuna avesse insegnato ai loro figli l’amore per il denaro.
Il mattino seguente il suo grillo gli
ricordò che erano già le cinque e mezza e che doveva sbrigarsi a chiamare tutte le follette del paese
e avvertirle della grande nube nera.
Il grillo si occupò di sciogliere la fune
di canapa e muschio, la risistemò bene in modo che finisse giù alle radici
della quercia, mentre velocemente il
mago Gua scese giù sul fungo della
piazza rotonda e con il piffero e le campane della notte chiamò a sé tutte le follette.
La
folletta Rillè sapeva come tutte le altre che soltanto le follette che avevano generato figli potevano
udire il suono di quelle campanelle ma questo la preoccupò molto e corse fuor
casa verso la piazza.
Quando arrivò di corsa al centro
della piazza si accorse che era stata l’unica a immettersi con tanta foga nella piazza quadrata e che tutte le altre si
erano dirette nella piazza rotonda, quella del discorso.
La folletta mamma Rillè invece era
corsa nella piazza quadrata dell’allarme, come scossa dal terrore.
Dal fungo centrale il mago Gua disse alla donna nella piazza sottostante:
< Cos’hai da temere dolce
folletta? Perché sei tanto preoccupata per tuo figlio?
Non gli hai forse donato e insegnato
il meglio della tua anima perché la comunità godesse di un folletto leale e
solidale. Gli hai insegnato l’amore per la vita
la lealtà verso se stessi e gli altri?
Allora la mamma folletta si sedette
su un fiore di camomilla e rispose
< Mio figlio conosce la seduzione
dell’oro perché io stessa gliel’ho insegnata
. Molti ori, infatti, possedevo e
custodivo gelosamente. Li avevo avuto in
eredità dai miei avi secoli fa che mai
consegnai al museo del villaggio.
< Non era certo quello il tuo tesoro folletta e tu lo sai bene.
Eri con noi quando sconfiggemmo il
tifone dell’ignoranza, non ricordi come rimanemmo tutti uniti in cerchio
cantando intorno al fuoco e agli ori che gli antenati lasciarono a tutta la comunità dello fonte?
Se quell’oro non fosse anche tuo non
saresti una libera folletta ma la schiava di un re vizioso e ignorante.
< Mago Gua >
<Avevi paura di un nuovo tifone?ma
sai che la forza di noi folletti è negli altri. E i tuoi ori senza gli altri
non hanno alcun potere benefico Perché non ne hai mai parlato con noi tutti?
< Perché sapevo di sbagliare ,
così nascosi gli ori alle radici dei Tre Alberi del Sud .
<Ora è tardi. Tra poco comincerà
l’immersione dei giovani e la nube di stanotte ci dice che il tempo si arresterà
e che non vedremo più la luna.
Il mago Gua fischiò alle gazze ladre della roccia e promise loro un
sacchetto d’oro se in cambio esse avessero recuperato l’oro degli avi Rillè sepolti alle radici dei Tre alberi del Sud>
Ma le ninfette subito corsero alla fonte dove tutti gli altri ascoltavano i musicisti
di cetra, violino e flauto che accompagnavano l’operazione dei giovani
folletti.
Le follette generatrici giunsero e la quiete era tanto dolce che
pensarono che nulla sarebbe accaduto.
Dal fondale Brie la folletta dai capelli corti e rossi si occupò di raccogliere tutte le pietre preziose che
giacevano sul fondo e le ripose tutte insieme in un sacchetto di lattice che si era cucita la notte prima a causa
dell’agitazione che le pesava sul cuore.
Lei conosceva bene i fondali della fonte e i pesci che lì dimoravano dato che era con loro
che aveva imparato a nuotare già da piccolissima.
Fu la prima a risalire con le pietre ,
consegnò il sacchetto ai piccoli che li
avrebbero poi portati all’assemblea dei folletti e al mago Gua.
Si riimmerse e incontrò il folletto
Vio che con occhi incantati guardava delle
lunghe placche d’argento.
Allora la folletto Brie disse:< Sono bellissime vero? Grazie a
loro il nostro villaggio gode di una luce più calda e luminosa e tutti amano
venirci a trovare alle nostre feste di danza perché le più suggestive del
bosco.
< E’ vero quello che dici ma non
credi che se le portassimo su con noi potrebbero fare del nostro villaggio il
più bello della valle e non soltanto del bosco?
<Ma allora perché non ci hanno
detto di prenderle? Ma quello che tu hai pensato è bello anche se non potremmo
mai essere i più belli della valle perché non esistono gerarchie in questa
valle>
Allora Vio prese un po’ d’argento per
mostrarlo al paese intero
Mamma Rillè aspettava che riemergesse
e quando Vio mostrò l’argento ai bimbi e a tutta l’assemblea si rasserenò e
pensò di non esser stato di cattivo esempio per il folletto e per il suo villaggio.
Anche il mago pensò che il pericolo
era stato forse scongiurato e che il villaggio poteva tornare alla vita serena
di sempre , allo studio delle stelle e dei poteri della natura.
Successe così che alla prima
assemblea della mattina quando tutti si furono riposati dopo i festeggiamenti
per le pietre ripescate, i flauti dei folletti diedero la parola al mago Gua che si
congratulò per il ripescaggio compiuto e per la buona volontà e la bravura dei
folletti nuotatori.
<La grande nube nera però è ancora
vigile su di noi ed è già la seconda notte che non riesco a scrutare la luna >disse
il vecchio mago e si sedette stanco sul fungo della piazza rotonda.
<Vorrei prendere la parola>disse
allora il Vio il folletto.
<Parla pure e fa che la tua mente
sia d’aiuto alle nostre>
Rispose il mago.
< Forse la grande nube può essere
scacciata dall’argento che è custodito nella
fonte , se il sole riflettesse sulle placche farebbe tanta luce che
sconfiggeremmo il buio delle nubi>
< Grande mago> intervenne il fabbro , perché mai le pietre possono
sprigionare energia positiva e l’argento no?
Allora il mago fattosi serio rispose:
< L’argento degli avi fu riposto
nelle acque della fonte perché sempre
donasse alla nostra comunità l’armonia che è necessaria per le nostre danze e i nostri studi. Se
l’argento venisse tolto dalle acque si trasformerebbe in merce preziosa ma non
ci donerebbe più la sua luce e lo spirito di noi tutti ne verrebbe danneggiato.
La nostra luce è un punto importante
sulla carta della bosco per tutti gli altri abitanti , se cambiasse nessuno più
ci troverebbe e scompariremmo dalla storia del bosco.
La grande nube ci porta notizie di
temporale , le tenebre potrebbero rapirci.
<Chiedo di nuovo la parola grande
mago>
E il giovane Vio riprese la parola
Se costruissimo nuovamente i nostri
tetti con le placche argentate della fonte tutti potrebbero vederci ancora meglio e non
avremmo che migliorato le condizioni di tutto il bosco e del nostro villaggio
che non temerebbe più il buio delle nubi perché
ci basterebbe un semplice raggio per risplendere di luce nostra>
<Mai! Mai accadrà che un villaggio
goda di luce propria dato che quel dono spetta soltanto alle stelle e al Sole.
Tu non sei in armonia col mondo se
parli così e auspichi ad un potere che non ti appartiene.
Il potere della luce non è cosa da
folletti, né di ninfe né di maghi ma soltanto della polvere del tempo che
scorre su di noi ogni volta che il sole attraversa la linea dell’oblio per
illuminare gli altri mondi che ci circondano e che noi non conosciamo.
Poi prese la bussola di vetro, la più
fragile e la più bella e disse:
<Stamane ho mandato delle gazze a
recuperare i nostri ori verso est, andrò per tre giorni e due notti sulla
quercia della sapienza e scruterò il cielo.
Al mio ritorno radunerò l’assemblea.
Passarono i tre giorni ma il mago non
discese , allora Vio si arrampicò sulla
quercia e vide che il mago era morto.
Corse al villaggio e convinse
l’assemblea a recuperare l’argento e rifare i tetti del villaggio.
La folletta Brie però non poteva
credere a tutto questo e corse sull’albero dal mago.
Il mago era veramente morto, le gazze non avevano riportato gli ori quindi
il pericolo non era scampato.
Mentre stava per catapultarsi giù con
la fune sentì un fortissimo prurito dietro la schiena e tutto intorno alle
braccia.
Cominciò a grattarsi , tanto forte
che l’intera quercia si muoveva tutta e pure gli uccelli si accorsero di quella
folletta un po’ pidocchiosa e la coprirono di escrementi.
Il prurito si arrestò e da un nido di
rondine saltò giù il grillo giallo del mago, claudicante su un bastoncino.
<Grillo!! Il mago è morto, sono
state forse le pulci ad ammazzarlo?
Il grillo con aria preoccupata e
seria gli porse un po’ d’acqua di cocco e disse:
< Lava la tua schiena sporca , va
giù alla fonte e specchiati lì troverai la spiegazione a tutto questo, se al
tuo ritorno non dovessi riconoscere il villaggio, tu saluta tutti quelli che
incontri e dì che vai a cercare l’oro a nord e che le gazze non tornarono.
Se non lo farai io morirò e il sonno
del mago sarà eterno.
< Dimmi di più grillo! >
< E’ vero sei molto giovane e
potrebbe essere troppo duro, bene ti dirò che non erano pulci a darti prurito ma le
tue ali cara, hai un intelligenza
gentile un animo buono, esse possono
spuntare soltanto su chi può trarre da loro l’energia giusta.
Tra un giorno tu sarai ninfa e potrai
volare e parlare con ogni animale e non solo con i gatti e i pesci che
conoscono il linguaggio della mente. Ora mangia questo pezzo di ciliegia e corri al
villaggio>
La
ninfa divorò il pezzo di ciliegia.
L’ultima volta l’aveva assaggiata al
banchetto di nozze di Fia e Vis , era un cibo prelibato che cresceva molto in
alto e a causa della sua grandezza era difficile da trasportare.
Capì che le tenebre sul villaggio richiedevano uno sforzo duro da sopportare.-Quando ebbe
finito di mangiare il grillo le consegnò
la bussola di vetro dicendo:<Questa ti sarà molto utile per il viaggio.>
Si aggrappò alla fune che già sentiva
le ali di ninfa che le spuntavano,
pensava che ora aveva le ali da libellula e che qualcuno avrebbe dovuto
spiegarle che farne e come usarle perché nessuno le aveva insegnato ancora volare.
Mentre scendeva giù per la fune vide con estrema sorpresa che le ali, che già sapevano volare,
mostravano differenze. Una chiara e piccina mentre l’altra più grande e con una
macchia rossa.
Giunse al villaggio e quando
arrivò esso era cambiato, era tanto luminoso
che non si distingueva più niente.
Per tutte le stradine tutti giravano
con grossi lenti scure per proteggersi da quella luce accecante , ridevano e
dicevano che ora erano i più belli del cosmo e che godevano di luce propria
proprio come il Sole , Vio aveva
costruito una grossa insegna sulla fonte
dove c’era scritto che le pietre erano
state restituite al fondo e si erano
tenuti l’argento.
A bagnarsi nella fonte c’era la generatrice di Vio che diceva alle amiche che in cuor suo
aveva sempre saputo di essere di una razza superiore e che
il figlio ne era la prova. Grazie a Vio ora godevano di una ricchezza immensa. Quando
la vide disse a Brie
< Bella ninfetta,ma cos’ha la tua
ala? Ma che importa.
Benvenuta nel villaggio di
Vio il folletto che ci ha resi i più
ricchi del cosmo e che ci rende pari al sole, benvenuta cara porgimi pure i
tuoi saluti che io lo generai >
Il grande mago mi disse di venire qui
alla fonte > rispose Brie dai capelli rossi.
<Quale grande mago?>
<Il vecchio mago del villaggio, il
suonatore di flauto che conosce i segreti delle stelle e del mondo.>
<Sei bella ma stolta. Qui di maghi
non ce ne sono, forse nella nostra storia passata, nel medioevo quando la luce
non era ancora con noi , ma adesso che siamo ricchi non abbiamo più bisogno dei
segreti di nessuno, ma soltanto di accrescere la nostra ricchezza e difenderla
con le armi se ce ne fosse bisogno>
La dolce ninfetta arrossì perché non
fu riconosciuta e arrossì anche di rabbia perché non erano passati che tre
giorni e due notti dalla morte
del mago che già tutti lo avevano dimenticato. Fece come disse il grillo giallo
, la salutò cordialmente e senza fare domande si incamminò verso il villaggio.
Tutto intorno era rumore e tutti
sembravano indaffarati e frettolosi.
Quando giunse al paese l’assemblea si
era radunata nella piazza quadrata e anche lì vi trovò una nuova insegna:
<Piazza del consiglio >
Quale consiglio e perché lì. Allora
chiese ad un passante se quella non era la piazza dell’allarme.
<Forse nel medioevo>le rispose
e fece una breve pausa guardandola dal
buio dei suoi occhi nascosti così la
informò sull’identità del villaggio:
< Siamo il villaggio del sole, il
consiglio si è costituito perché continuasse la ricerca di nuovi ori intorno
alla fonte ma
anche in tutte le case dei folletti perché nessuno ne nasconda per sottrarlo alla comunità, così Vio ha
istituito le guardie dell’oro, ha reclutato più di mille formiche che ora
presidiano il villaggio perché nessuno ci possa rubare il nostro tesoro. Sono
anni duri questi e bisogna tenersi al riparo non è mai abbastanza l’oro che si
possiede>
Così concluse e chiuse le sue tasche con ago e filo.
Le ali continuarono a spuntare , una
sempre più rossa e grande.
Brie, nessuno la riconobbe e lei pensò di
ritornare alla fonte tuffarsi per nuotare come aveva sempre fatto.
Stavolta però le formiche le
impedirono di bagnarsi e le dissero di non disubbidire altrimenti sarebbe stata
espulsa dal villaggio.
Allora pensò alle parole del grillo e
mentre si puliva le nuovi ali da ninfa con delle alghe sentì una voce che le parlava:< Sei seduta
proprio sotto un bellissimo salice , lo conosci? E’ un albero molto forte e sa
resistere anche alle tempeste più violente senza perdere mai niente della sua
meravigliosa bellezza .Dona eleganza alle acque che di solito lo circondano e
conosce il volto del tempo.
<Il salice si lo conosco ma tu chi
sei?>
< Io sono Koe e conosco la storia di tutti
gli alberi del bosco, sono un viaggiatore ed un cantore>
.<Tu che sei un cantore e conosci
tante storie perché non mi canti la storia del mio villaggio e che fu dell’incantesimo della nube nera?>
< Tu sei la ninfa Brie il saggio
Mago mi parlò di te il giorno dell’immersione e mi disse che la storia voleva
che entrassi nel suo libro perché sei coraggiosa e giusta.
Il villaggio crede di essere ricco
ora che è povero d’animo, stanno dimenticando chi sono e non si sono accorti
che le lancette del tempo sono ferme da quando il mago si addormentò sulla
quercia.
<Perché non è più risceso e perché
….
< La nube lo avvertiva della
scoperta dell’oro proprio come accadde secoli fa quando il lillipuziano del villaggio si perse nel tempo perché trovò
l’oro e lo tenne solo per sé. Rimase a guardarlo…per sempre e sparì nel nulla.
Quando gli ori furono ritrovati furono conservati in modo che tutta la comunità
ne potesse godere .E’ una legge della comunità quella di tenere i beni preziosi
nell’acqua della fonte
<Perché Goa il mago non ha fermato
tutto questo? E cos’ho alla mia ala?
Ma il grande mago doveva riporre fiducia nell’intelligenza del villaggio
senza poter intervenire nelle scelte , egli può soltanto aiutare nella riflessione ma non fermare le
decisioni degli altri . né decidere al posto loro. Non esistono gerarchie e neppure il più saggio che pure detiene
i segreti delle stelle può comandare nessuno. La tua ala? E’ un tuo segno speciale,
trattale bene e prenditene cura.
<Ma il villaggio è cambiato e più
nessuno si ricorda di soli pochi giorni fa! Cosa bisogna fare! E la mia ala, mi
sembra un problema.>
Cara Brie –cominciò il ninfo- ti
porgo la mappa della Buona strada, imbocca il sentiero della coscienza e
comincia un viaggio verso Nord, incontrerai ninfe come te e viaggiatori in
cerca di laghi immensi e nascosti.
Quando riconoscerai la tua vita allora avrai una storia da raccontare
al tuo villaggio e ridargli la sua identità . Prima però riposa nel mio rifugio
mentre io sarò sul tetto a studiare le stelle . La tua ala non ha nulla che non
va, è così.
Così i due si avviarono verso l’acero
della fortuna , il rifugio era stato donato da un picchio chiacchierone che
aveva deciso di andare nella valle bruna a molte miglia da lì e regalò il suo
nido al giovane Koe che trascorreva le notti sull’albero per guardare le stelle
.
Koe ripose del nettare di api e
dell’uva secca sul tavolino e le disse
di mangiare.
La ninfa Brie mangiò tutto e se andò
a letto.
Al mattino seguente salutò il ninfo e
partì verso nord .
Trascorsero tanti mesi fino a quando
non trovò la sua storia.
Sentiva le ali che si sfregavano per
il fresco del mattino, l’ala meno arrossata e meno dolente del solito, quando la ninfa Opi si svegliò dolcemente.
Riconobbe l’oblò e si passò le mani su per il
viso. Ora poteva ricordare tutto!
Non aveva riconosciuto il suo paese perché lei
stessa era un’altra, ma ora finalmente le cose cominciavano ad avere un senso.
La strada della coscienza riportava all’inizio di
tutto, alle sue origini, le riconsegnava la vita dopo averla lasciata morire.
Con un salto scese giù dal letto, si
ricordò degli alberi del Sud e della guerra e della meta da raggiungere .Nella
dispensa c’erano mandorle e bacche e uva secca , mangiò e mentre si saziava
pensò di fare un dolce di petali di rosa e alghe per
continuare il suo viaggio.
Aprì la panca accanto al camino e con grande sorpresa trovò non soltanto il
ricettaio ma anche tanti diari di
viaggio, ognuno con un nome…..
Erano decine e decine e tra quelli
c’era anche il nome del suo villaggio,
Il regno della fonte preziosa.
Si trattava di un antico
viaggiatore che aveva esplorato il suo villaggio e ne aveva
raccontato le bellezze, le loro danze,
la loro saggezza e la loro ospitalità.
“Ma ora le lancette dell’orologio
sono ferme alle sei da circa quattro anni e nonostante lo splendore
dell’argento l’infelicità si è impadronita del loro villaggio e più nessuno va
loro in visita perché tristi e avari come solo l’oro sa far diventare.”
La storia era il suo sogno e riconobbe la storia del suo paese
.Si ricordò del suo nome che aveva dimenticato il giorno della partenza. Corse
allo specchio e si chiamò ad alta voce<Brie!il mio nome è Brie, ho
conosciuto la mia storia quando persi la memoria e la mia vita ora che torno ad
essere nuovamente col nome che mi diede il mio villaggio!>
Il viaggio dello straniero era anche
il suo viaggio .
Ricordò allora che dell’oro giaceva
alle radici dei tre alberi del sud che le gazze non avevano terminato di
riportare a causa del lungo riposo del mago.
Chiamò a sé le talpe scavatrici e disse loro di andare
verso i tre Alberi del Sud a prendere gli ori sepolti alle radici che da loro
dipendevano le sorti del famoso villaggio dalla fonte preziosa , promise loro molti ortaggi e tuberi freschi
in segno di riconoscenza.
Andò a raccogliere carote e cipolle e
patate e rape rosse , e le tornarono alla memoria le parole di Koe, l’unico del
quale non avesse dimenticato il nome.
“Quando riconoscerai la tua storia”le
aveva detto le talpe tornarono con l’oro .
Ringraziò le talpe che mai avevano assaggiato niente di più buono e riprese gli ori.
Cominciò un lungo volo verso casa.
Ci vollero 80 minuti per tornare alla
fonte e riporre gli ori della storia sul fondale, ora che non aveva più bisogno
del bambù per respirare raccolse
nuovamente tutte le pietre preziose e le portò in cima alla quercia del sapere
dove trovò il vecchio mago che dormiva e il grillo che aspettava nella lunga
barba del mago.
Ripose le pietre accanto al guanciale
del mago e cercò di svegliarlo.
<Mago Gua svegliati ho ritrovato
la nostra storia,
Ma il villaggio ora è deserto e non so a chi
devo raccontarla, svegliati mago e aiutaci a salvare le nostre sorti.
< Il grillo balzò accanto
all’orecchio del mago e disse , veni i omni dixit nostrorum>
Il mago allora si svegliò e abbracciò
la ninfa,< Dolce Brie, il tuo amore per la giustizia ci rende un popolo
saggio e il tuo coraggio un popolo ricco. Ti sono spuntate le ali? E una è
tutta fiorita di rose! Che meraviglia!
Ma, ma ecco che la nube ci libera
dalle tenebre così che potremmo riconoscere la luce del sole, unica fonte di
vita e di gioia.
L’orologio del tempo riprenderà il
suo corso e noi torneremo ad essere in armonia con il bosco e il mondo intero.
Allora chiamò a raduno tutte le
cicogne che conosceva e nel grembo di ognuna ripose la storia di Brie .
Le cicogne consegnarono la storia in
tutti i paesi della valle intera e più lontano ancora.
Chiunque provenisse dalla fonte
preziosa si ricordò del proprio villaggio e per tutti furono lacrime, milioni
di lacrime.
Dopo centoventi ore tutti tornarono
al villaggio , non riconoscevano più le insegne di Vio , Vio stesso tornò
nascosto da una maschera per la paura che qualcuno riconoscesse nella sua
ambizione la causa di tutto ma non riuscì a non tornare alla fonte buona.
Tutti si sedettero intorno alla
piazza tonda e quando si guardarono negli occhi si sentì l’antico piffero del
Mago.
Tutti si alzarono in piedi ,
<Tenetevi per mano folletti>
Poi ripose le pietre preziose al
centro della piazza e intonò un canto
riconciliatore come se si potesse vivere in una armonia cosmica , Koe il cantore sedeva sotto il fungo dei
saggi e suonava la cetra e nuove danze iniziarono>
Ecco che la nube si allontana , riecco che la valle di Kiro ci ha nuovamente
con essa, più saggi e ricchi del tempo che fu. Subito dopo però tuonò
severo:<
Che Vio si faccia avanti! –
Allora la ninfa Rillè pregò il mago di punire lei che non era tata
una buona madre e un cattivo esempio per tutti, la macchia nera della loro
illustre storia e di riconoscere l’innocenza del figlio >
< Ti sbagli, ninfa Rillè- le fu
risposto-
Il mago era un vero saggio e sapeva
che le punizioni non spettano ai folletti ma solo alla vita e disse:
:< Tuo figlio ci dirà cosa ha
imparato e come si libererà dalla sua ambizione malvagia, lui è stato un
esempio ma non ha obbligato nessuno a seguirlo e nessuna responsabilità che non
riguardi tutto il popolo della fonte ricadrà sul suo nome.
Siamo tutti responsabili, non erano
forse tutti con lui il giorno dell’assemblea? E tu sei responsabile quanto
tutti noi.
Allora Vio si fece avanti e toltasi
la maschera cominciò:<
Grande saggio mi inchino di fronte al
popolo tutto, fui accecato dallo splendore degli ori e dimenticai la nostra
storia.
Vorrei prendermi l’incarico di riportare
le lunghe placche d’argento in fondo alla fonte e lasciare che i nostri tetti
ritornino di paglia.
<Anch’io ho da dire qualcosa-
accennò Brie che svolazzava a causa della sua timidezza sulle loro teste.
Un lungo applauso accolse la dolce
Brie, il vecchio mago chiamò i
pettirossi mentre Koe li organizzava in
coro; allora Brie volò sui cappelli a punta blu di tutti i folletti della fonte
e cominciò la sua storia e del villaggio tutto.
Quando arrivò al giorno
dell’immersine Vio decise di iniziare il suo lavoro per sopportare meglio le
pene che l’animo gli arrecava ora, ora che ricordava tutto.
Brie stava donando la bussola di
vetro alla ninfa del nord quando Vio ammucchiò tutto l’argento accanto al mulino
dell’acqua e lì rimase fino alla fine della storia.
Quando il racconto terminò ciascun
folleto riportò gli argenti alla fonte che
riprese a far splendere il villaggio della sua luce preziosa .
Il grande mago chiamò Brie a sé e le
porse gli ori che le talpe scavatrici avevano recuperato al bivio del sud ,
tutti pensarono che fosse un segno di ricompensa e di riconoscenza.
Ma Brie sapeva che gli ori erano
della fonte buona e che li aveva recuperati solo perché il villaggio tornasse
più bello di prima, allora prese gli ori e li gettò ad uno ad uno nella fonte e ad ogni granello d’oro la luce diventava sempre più
calda e accogliente.
L’orologio che aveva ripreso a
camminare segnava le otto quando tutti
si accinsero a bruciare la legna sulla
riva della fonte buona, prepararono un banchetto di fiori e poi ciascun folletto offrì il cibo che aveva portato dai paesi lontani, ciascuno di
loro aveva una delizia per la fonte
buona e tutti poterono mangiare in
abbondanza.
La luna tardava a farsi vedere ma la
serenità del mago rassicurava tutti.
E la luna alla fine spuntò e il
saggio mago sorrise quando i raggi della luna illuminarono il volto di Vio e
Brie mentre parlavano delle loro immersioni e della loro antica amicizia.
Solo ora il villaggio era veramente
nuovo e più ricco .
Ora finalmente splendeva.
E vissero tutti felici e contenti.
Post scriptum
Una volta liberati dagli ori sepolti
sotto le loro radici i tre alberi del
Sud. tornarono ad essere in pace tra loro tanto da fondersi in un unico albero
.
Sulla mappa del bosco ora compare
come l’albero della pace del sud.
Morale della favola
La
favola insegna che il danaro è un finto valore anche se luccica tanto.
La conoscenza invece è un valore autentico perché non inganna gli animi ma li
libera dalla violenza e dall’ignoranza a
cui il danaro li sottomette .
Emiliana Chiarolanza
