venerdì 25 luglio 2025

Breve favola per l'infanzia. La ninfa e la fonte di Emiliana Chiarolanza

 



 

 La sua ala era così con una grossa macchia rossa a forma di fiore, un po’ più grande dell’altra. La ninfetta dall’ala fiorita passeggiava per il bosco.

Si trattava certamente di un bosco incantato, sembrava  cristallizzato da un incantesimo , il tempo si era fermato all’improvviso e  la prima cosa che le venne in mente fu una sorgente ghiacciata , bellissima ma immobile.

Tutto intorno le sembrava gigantesco, le foglie erano  verdi e secche insieme e ogni volta che si imbatteva in una era pesante e asciutta come imbalsamata. Ogni  rumore si amplificava, in quel bosco incantato che la stava portando verso un villaggio disabitato e deserto. Si trovava sicuramente nei pressi di un  villaggio abbandonato  perché la vegetazione aveva invaso il sentiero che aveva imboccato e si sa che ogni sentiero porta in qualche posto.

Arrivò, infatti,  all’entrata di un  villaggio perché si  trovò di fronte ad un arco di  bocche di leone  accasciate con tutti i petali all’ingiù come se dormissero,l’ala fiorita le si impigliò tra i fiori.

Riuscì a passare  la porta , il villaggio le  si mostrava  completamente ricoperto di muschio verde come se lo stesse conservando. Appena entrò vide l’orologio del paese, tutto di legno.

Le lancette erano  ferme , anch’esse immobili. Chissà da quanto tempo ormai -pensò tra sé.

E spiccò il volo.

Si trattava di un villaggio di forma circolare dove tutte le  stradine , fatte di pietra e muschio ,  come arterie si ramificavano e si riunivano in quattro piazze principali.

Fece un lungo volo di 30 secondi e vide che si trattava di un villaggio con altissime torri ciascuna  posto ad un diverso punto cardinale .

A ovest del villaggio si ergeva un albero grandissimo  dai rami resistenti e dal cespuglio rigoglioso, mentre da lontano intravide un salice allora volò, non senza difficoltà, verso di lui e lì si accorse della fonte. La fonte più bella che mai avesse visto durante tutto il suo viaggio, splendeva di una  luce  più suggestiva delle altre .

Forse aveva trovato il villaggio di Kiro, ma come poteva esserne certa se ancora non aveva ritrovato neppure  il suo nome ancora.

 E poi non aveva incontrato né veduto nessuno da quando era arrivata al paese , né una rana, né una semplice mosca per sapere dove si trovava e  se  mancava ancora molto per  la fonte preziosa di Kiro.

Vigile e libera Opi, così come l’aveva  ribattezzata la ninfa del libeccio,  se ne stava lungo un ruscello per incontrare qualcuno che avesse sete per sapere dove fosse.

Purtroppo il suo unico avere, la sua bussola di vetro, l’aveva donata  alla ninfa del libeccio  e ora non era più certa di dove fosse.

Le venne alla mente la ninfa del libeccio e tutta quella sua aria fredda che  emanava   tanto che gelavano  la terra e  i piedi.

 Era stato molto faticoso rimanere da lei e certo il cammino sulla terra ghiacciata sembrava lunghissimo dato che  le ali non poteva usarle a causa del ghiaccio .Quando però le disse <Ora viaggio verso Kiro alla ricerca della fonte preziosa .>

<Allora prendi pure questo sacchetto e svuotalo sulle tue ali così che il buon vento del libeccio non ostacoli il tuo viaggio . questa polvere non ti farà gelare và ora che il viaggio è lungo ancora .>

Per ringraziarla allora  prese la bussola e gliela donò. E fu tanta e tanto contagiosa la gioia della ninfa che la terra non gelò per più di un minuto.

Ci sarebbero voluti almeno tre giorni e  invece  grazie alla sua polvere dopo una sola notte già si trovava al bivio dei  Tre Alberi del Sud.

Si trattava di  tre alberi  assolutamente identici,  i rami però no si toccavano mai e  per una strana ragione essi  ospitavano specie in lotta tra loro. Essi erano circondati  sempre da un  ronzio insopportabile.

Sempre, come uno sciame di vespe arrabbiate che non danno tregua alle orecchie e indispongono l’animo, anche quello più puro. Tutti  vi sostavano sempre per poco tempo perchè L’odio e il rumore che li circondava vanificava ogni forma di bellezza.

Il rumore stesso comunque lo rendeva facile da riconoscere e  il posto dei Tre alberi del Sud  segnava sulle cartine un punto di riferimento sicuro e inconfondibile. Invece questo villaggio non compariva sulla sua mappa….chissà quanto lungo era ancora il viaggio, eppure non doveva mancare molto…

 La ninfa  era sicura di essere ad una settimana dalla fonte di Kiro.era forse quella la fonte che cercava? Oppure era soltanto un vecchio villaggio abbandonato scomparso pure dalla mappa del bosco?

Era già l’ora del tramonto così  decise di avanzare fino alla cupoletta di  edere e papaveri a 8 km a sud est dalla sua meta segnata sulla mappa che gli aveva dato Koe, già –pensò- continuava a ricordarsi solo di lui e del viaggio da fare .

Trovò il rifugio segnato sulla mappa.

Tanti erano passati di lì per le più svariate mete e tutti avevano lasciato il loro dono. Era la prima volta che dormiva lì. Era come riposare in rifugio magico perché quel posto conosceva i sogni di tutti gli abitanti del bosco e dei viaggiatori del mondo.

Lo trovò molto dolce  e accogliente, un viandante aveva lasciato delle candele azzurre come il mare  e tantissimi fiammiferi, poi c’era una coperta fatta con piume di uccello caldissima, ricucita in un cotone di canapa con una grossa farfalla disegnata sopra, assomigliava un po’ alla sua ala fiorita.

 Il letto era costruito su di una struttura di legno così che anche gli gnomi potessero riposare. La scaletta era piccola, le scale erano più alte di lei e dovette saltare a piè pari per poterne raggiungere la vetta, decise infatti di non impigliare l’ala stavolta.

 La  scaletta, era  profumata  forse era fatta con rami di olivo.

Lo avrebbe chiesto al ninfetto Koe che studiava tute le specie di alberi presenti nel bosco e  che sicuramente aveva sostato al rifugio dell’est.

Quando si distese vide che dal tetto di paglia e legno avevano ritagliato un piccolo oblò, era proprio una piccola finestrella sul cosmo così che poteva guardare la luna e i pianeti più vicini alla luce del sole. Si addormentò guardando le stelle della Vergine. Era esausta.

 Durante quella notte il suo sonno raggiunse un paesino bellissimo e   disabitato dove l’orologio del sole  si era bloccato alle sei senza andare mai più avanti. Era sempre l’ora del  tramonto e piano piano tutti erano  andati via perché non potevano sopportare l’idea che mai più fosse venuta l’alba. Era una perdita troppo grande e decisero di abbandonare il villaggio dalla Fonte Preziosa , il paesino dalle cupole d’argento che i folletti avevano costruito. Essi, infatti, erano gli eredi di materiali molto rari e preziosi  che il villaggio aveva  serbato  nella  famosa fonte dell’oro .

Al di là del prato dalle cinque margherite sorgeva una piccola fonte che  tra le rocce del fondo nascondeva ori e materiali preziosi. Gli argenti furono ritrovati durante l’immersione di maggio.

Un giorno, il mago Goa chiamò tutti gli elfi del villaggio e chiese loro di raccogliere le pietre che giacevano sul fondo della fonte.

Il vecchio mago dal fungo dei saggi disse  che le pietre andavano raccolte al primo tramonto di maggio per favorire la venuta di una estate fresca e rigogliosa che non seccasse i ruscelli e che  lasciasse bagnare tutti per godere del caldo estivo.

 

 I folletti diedero ascolto al vecchio mago.

Per tutto l’anno costruirono lunghi tubi  di bambù per respirare laggiù sul fondo dorato.

Le stagiono passarono in fretta  e i folletti erano pronti per l’ immersione dell’anno.

La notte prima però il vecchio mago non riuscì a vedere la luna , allora prese il suo cannocchiale e salì in cima alla quercia della saggezza dalla quale si potevano scrutare tutti gli orizzonti del mondo Salito in cima al ramo più alto vide che grossi nuvoloni venivano da nord, allora rimase a dormire lì sul ramo e aspettò il giorno dopo interrogando la storia degli avi.

Dalla storia del Lillipuziano  perduto nel tempo capì che  un demone del passato stava per tornare , allora decise di adunare le donne del villaggio per assicurarsi che nessuna   avesse  insegnato ai loro figli l’amore per il denaro.

Il mattino seguente il suo grillo gli ricordò che erano già le cinque e mezza e che doveva sbrigarsi  a chiamare tutte le follette  del paese  e avvertirle della grande nube nera.

Il grillo si occupò di sciogliere  la  fune di canapa e muschio, la risistemò bene in modo che finisse giù alle radici della quercia, mentre  velocemente il mago Gua  scese giù sul fungo della piazza rotonda e con il piffero   e le campane  della notte chiamò a sé tutte le follette.

La  folletta  Rillè  sapeva come tutte le altre che soltanto  le follette che avevano generato figli potevano udire il suono di quelle campanelle ma questo la preoccupò molto e corse fuor casa verso la piazza.

Quando arrivò di corsa al centro della piazza si accorse che era stata l’unica a immettersi con tanta  foga  nella piazza quadrata e che tutte le altre si erano dirette nella piazza rotonda, quella del discorso.

La folletta mamma Rillè invece era corsa nella piazza quadrata dell’allarme, come scossa dal terrore.

 Dal fungo centrale il mago Gua  disse alla donna nella piazza sottostante:

< Cos’hai da temere dolce folletta? Perché sei tanto preoccupata per  tuo figlio?

Non gli hai forse donato e insegnato il meglio della tua anima perché la comunità godesse di un folletto leale e solidale. Gli hai insegnato l’amore per la vita  la lealtà verso se stessi e gli altri?

Allora la mamma folletta si sedette su un fiore  di camomilla  e rispose

< Mio figlio conosce la seduzione dell’oro perché io stessa  gliel’ho insegnata . Molti ori, infatti, possedevo  e custodivo  gelosamente. Li avevo avuto in eredità   dai miei avi secoli fa  che mai  consegnai al museo del villaggio.

< Non  era certo quello il tuo tesoro  folletta e tu lo sai bene.

Eri con noi quando sconfiggemmo il tifone dell’ignoranza, non ricordi come rimanemmo tutti uniti in cerchio cantando intorno al fuoco e agli ori che gli  antenati   lasciarono a  tutta la comunità  dello fonte?

Se quell’oro non fosse anche tuo non saresti una libera folletta ma la schiava di un re vizioso e ignorante.

< Mago Gua >

<Avevi paura di un nuovo tifone?ma sai che la forza di noi folletti è negli altri. E i tuoi ori senza gli altri non hanno alcun potere benefico Perché non ne hai mai parlato con noi tutti?

< Perché sapevo di sbagliare , così nascosi gli ori alle radici dei Tre Alberi del Sud .

<Ora è tardi. Tra poco comincerà l’immersione dei giovani e la nube di stanotte ci dice che il tempo si arresterà e che non vedremo più la luna.

  Il mago Gua fischiò alle gazze ladre della roccia e promise loro un sacchetto d’oro se in cambio esse avessero recuperato l’oro  degli avi Rillè sepolti alle radici  dei Tre alberi del Sud>

Ma le ninfette subito  corsero alla fonte  dove tutti gli altri ascoltavano i musicisti di cetra, violino e flauto che accompagnavano l’operazione dei giovani folletti.

Le follette generatrici  giunsero e la quiete era tanto dolce che pensarono che nulla sarebbe  accaduto.

Dal fondale Brie  la folletta  dai capelli corti e rossi si occupò di  raccogliere tutte le pietre preziose che giacevano sul fondo e le ripose tutte insieme in un sacchetto di lattice  che si era cucita la notte prima a causa dell’agitazione che le pesava sul cuore.

Lei conosceva  bene i fondali della fonte e i  pesci che lì dimoravano dato che era con loro che aveva imparato a nuotare già da piccolissima.

Fu la prima a risalire con le pietre , consegnò il sacchetto ai piccoli  che li avrebbero poi portati all’assemblea dei folletti e al  mago Gua.

Si riimmerse e incontrò il folletto Vio che con occhi incantati guardava delle  lunghe placche d’argento.

Allora la folletto   Brie   disse:< Sono bellissime vero? Grazie a loro il nostro villaggio gode di una luce più calda e luminosa e tutti amano venirci a trovare alle nostre feste di danza perché le più suggestive del bosco.

< E’ vero quello che dici ma non credi che se le portassimo su con noi potrebbero fare del nostro villaggio il più bello della valle e non soltanto del bosco?

<Ma allora perché non ci hanno detto di prenderle? Ma quello che tu hai pensato è bello anche se non potremmo mai essere i più belli della valle perché non esistono gerarchie in questa valle>

Allora Vio prese un po’ d’argento per mostrarlo al paese intero

Mamma Rillè aspettava che riemergesse e quando Vio mostrò l’argento ai bimbi e a tutta l’assemblea si rasserenò e pensò di non esser stato di cattivo esempio per il folletto  e per il suo villaggio.

Anche il mago pensò che il pericolo era stato forse scongiurato e che il villaggio poteva tornare alla vita serena di sempre ,  allo studio  delle stelle e dei poteri della natura.

Successe così che alla prima assemblea della mattina quando tutti si furono riposati dopo i festeggiamenti per le pietre ripescate, i flauti dei folletti  diedero la parola al mago Gua che si congratulò per il ripescaggio compiuto e per la buona volontà e la bravura dei folletti  nuotatori.

<La grande nube nera però è ancora vigile su di noi ed è già la seconda notte che non riesco a scrutare la luna >disse il vecchio mago e si sedette stanco sul  fungo della piazza rotonda.

<Vorrei prendere la parola>disse allora il  Vio il folletto.

<Parla pure e fa che la tua mente sia d’aiuto alle nostre>

Rispose il mago.

< Forse la grande nube può essere scacciata dall’argento che è custodito nella  fonte , se il sole riflettesse sulle placche farebbe tanta luce che sconfiggeremmo il buio delle nubi>

< Grande mago> intervenne  il fabbro , perché mai le pietre possono sprigionare energia positiva e l’argento no?

Allora il mago fattosi serio rispose:

< L’argento degli avi fu riposto nelle acque della fonte  perché sempre donasse alla nostra comunità l’armonia che è necessaria per  le nostre danze e i nostri studi. Se l’argento venisse tolto dalle acque si trasformerebbe in merce preziosa ma non ci donerebbe più la sua luce e lo spirito di noi tutti  ne verrebbe danneggiato.   

La nostra luce è un punto importante sulla carta della bosco per tutti gli altri abitanti , se cambiasse nessuno più ci troverebbe e scompariremmo dalla storia del bosco.

La grande nube ci porta notizie di temporale , le tenebre potrebbero rapirci.

<Chiedo di nuovo la parola grande mago>

E il giovane Vio riprese la parola

Se costruissimo nuovamente i nostri tetti con le placche argentate della  fonte  tutti potrebbero vederci ancora meglio e non avremmo che migliorato le condizioni di tutto il bosco e del nostro villaggio che non temerebbe più il buio delle nubi perché  ci basterebbe un semplice raggio per risplendere di luce nostra>

<Mai! Mai accadrà che un villaggio goda di luce propria dato che quel dono spetta soltanto alle stelle e al Sole.

Tu non sei in armonia col mondo se parli così e auspichi ad un potere che non ti appartiene.

Il potere della luce non è cosa da folletti, né di ninfe né di maghi ma soltanto della polvere del tempo che scorre su di noi ogni volta che il sole attraversa la linea dell’oblio per illuminare gli altri mondi che ci circondano e che noi non conosciamo.

Poi prese la bussola di vetro, la più fragile e la più bella e disse:

<Stamane ho mandato delle gazze a recuperare i nostri ori verso est, andrò per tre giorni e due notti sulla quercia della sapienza e scruterò il cielo.

Al mio ritorno radunerò l’assemblea.

Passarono i tre giorni ma il mago non discese , allora Vio  si arrampicò sulla quercia e vide che il mago era morto.

Corse al villaggio e convinse l’assemblea a recuperare l’argento e rifare i tetti del villaggio.

La folletta Brie però non poteva credere a tutto questo e corse sull’albero dal mago.

Il mago era veramente morto,  le gazze non avevano riportato gli ori quindi il pericolo non era scampato.

Mentre stava per catapultarsi giù con la fune sentì un fortissimo prurito dietro la schiena e tutto intorno alle braccia.

Cominciò a grattarsi , tanto forte che l’intera quercia si muoveva tutta e pure gli uccelli si accorsero di quella folletta un po’ pidocchiosa e la coprirono di escrementi.

Il prurito si arrestò e da un nido di rondine saltò giù il grillo giallo del mago, claudicante su un bastoncino.

<Grillo!! Il mago è morto, sono state forse le pulci ad ammazzarlo?

Il grillo con aria preoccupata e seria gli porse un po’ d’acqua di cocco e disse:

< Lava la tua schiena sporca , va giù alla fonte e specchiati lì troverai la spiegazione a tutto questo, se al tuo ritorno non dovessi riconoscere il villaggio, tu saluta tutti quelli che incontri e dì che vai a cercare l’oro a nord e che le gazze non tornarono.

Se non lo farai io morirò e il sonno del mago sarà eterno.

< Dimmi di più  grillo! >

< E’ vero sei molto giovane e potrebbe essere troppo duro, bene ti dirò che non erano pulci a darti prurito  ma  le tue ali cara,  hai un intelligenza gentile un animo buono, esse  possono spuntare   soltanto su chi può trarre da  loro  l’energia giusta.

Tra un giorno tu sarai ninfa e potrai volare e parlare con ogni animale e non solo con i gatti e i pesci che conoscono il linguaggio della mente. Ora  mangia questo pezzo di ciliegia e corri al villaggio>

La  ninfa divorò il pezzo di ciliegia.

L’ultima volta l’aveva assaggiata al banchetto di nozze di Fia e Vis , era un cibo prelibato che cresceva molto in alto e a causa della sua grandezza era difficile da trasportare.

Capì che  le tenebre sul villaggio richiedevano  uno sforzo duro da sopportare.-Quando ebbe finito di mangiare il grillo  le consegnò la bussola di vetro dicendo:<Questa ti sarà molto utile per il viaggio.>

Si aggrappò alla fune che già sentiva  le ali di ninfa che le spuntavano, pensava che ora aveva le ali da libellula e che qualcuno avrebbe dovuto spiegarle che farne e come usarle perché nessuno le aveva insegnato ancora  volare.

Mentre scendeva giù per  la fune vide con estrema sorpresa  che le ali, che già sapevano volare, mostravano differenze. Una chiara e piccina mentre l’altra più grande e con una macchia rossa.  

Giunse al villaggio e quando arrivò  esso  era cambiato, era  tanto luminoso  che non si distingueva più niente.

Per tutte le stradine tutti giravano con grossi lenti scure per proteggersi da quella luce accecante , ridevano e dicevano che ora erano i più belli del cosmo e che godevano di luce propria proprio  come il Sole , Vio aveva costruito una grossa insegna sulla  fonte   dove c’era scritto che le pietre erano state restituite al fondo e si erano  tenuti l’argento.

 A  bagnarsi nella  fonte c’era  la generatrice  di Vio che diceva alle amiche che in cuor suo aveva sempre saputo di essere di una razza superiore  e  che il figlio ne era la prova. Grazie a Vio ora godevano di una ricchezza immensa. Quando la vide disse  a Brie

< Bella ninfetta,ma cos’ha la tua ala? Ma che importa.

  Benvenuta  nel villaggio di Vio  il folletto che ci ha resi i più ricchi del cosmo e che ci rende pari al sole, benvenuta cara porgimi pure i tuoi saluti che io lo generai >

Il grande mago mi disse di venire qui alla fonte > rispose Brie dai capelli rossi.

<Quale grande mago?>

<Il vecchio mago del villaggio, il suonatore di flauto che conosce i segreti delle stelle e del mondo.>

<Sei bella ma stolta. Qui di maghi non ce ne sono, forse nella nostra storia passata, nel medioevo quando la luce non era ancora con noi , ma adesso che siamo ricchi non abbiamo più bisogno dei segreti di nessuno, ma soltanto di accrescere la nostra ricchezza e difenderla con le armi se ce ne fosse bisogno>

La dolce ninfetta arrossì perché non fu riconosciuta e arrossì anche di rabbia perché non erano  passati che  tre  giorni e due  notti dalla morte del mago che già tutti lo avevano dimenticato. Fece come disse il grillo giallo , la salutò cordialmente e senza fare domande  si incamminò verso il villaggio.

Tutto intorno era rumore e tutti sembravano indaffarati e frettolosi.

 

Quando giunse al paese l’assemblea si era radunata nella piazza quadrata e anche lì vi trovò una nuova insegna:

<Piazza del consiglio >

Quale consiglio e perché lì. Allora chiese ad un passante se quella non era la piazza dell’allarme.

<Forse nel medioevo>le rispose e fece  una breve pausa guardandola dal buio dei suoi occhi nascosti così   la informò sull’identità del villaggio:

< Siamo il villaggio del sole, il consiglio si è costituito perché continuasse la ricerca di nuovi ori intorno alla  fonte   ma anche in tutte le case dei folletti perché nessuno ne nasconda  per sottrarlo alla comunità, così Vio ha istituito le guardie dell’oro, ha reclutato più di mille formiche che ora presidiano il villaggio perché nessuno ci possa rubare il nostro tesoro. Sono anni duri questi e bisogna tenersi al riparo non è mai abbastanza l’oro che si possiede>

Così concluse e chiuse le sue  tasche con ago e filo.

Le ali continuarono a spuntare , una sempre più rossa e grande.

 Brie, nessuno la riconobbe e lei pensò di ritornare alla  fonte  tuffarsi per nuotare come aveva sempre fatto.

Stavolta però le formiche le impedirono di bagnarsi e le dissero di non disubbidire altrimenti sarebbe stata espulsa dal villaggio.

Allora pensò alle parole del grillo e mentre si puliva le nuovi ali da ninfa con delle alghe  sentì una voce che le parlava:< Sei seduta proprio sotto un bellissimo salice , lo conosci? E’ un albero molto forte e sa resistere anche alle tempeste più violente senza perdere mai niente della sua meravigliosa bellezza .Dona eleganza alle acque che di solito lo circondano e conosce il volto del tempo.

<Il salice si lo conosco ma tu chi sei?>

 < Io sono Koe e conosco la storia di tutti gli alberi del bosco, sono un viaggiatore ed un cantore>

.<Tu che sei un cantore e conosci tante storie perché non mi canti la storia del mio villaggio e  che fu  dell’incantesimo della nube nera?>

< Tu sei la ninfa Brie il saggio Mago mi parlò di te il giorno dell’immersione e mi disse che la storia voleva che entrassi nel suo libro perché sei coraggiosa e giusta.    

Il villaggio crede di essere ricco ora che è povero d’animo, stanno dimenticando chi sono e non si sono accorti che le lancette del tempo sono ferme da quando il mago si addormentò sulla quercia.

<Perché non è più risceso e perché ….

< La nube lo avvertiva della scoperta dell’oro proprio come accadde secoli fa  quando il lillipuziano  del villaggio si perse nel tempo perché trovò l’oro e lo tenne solo per sé. Rimase a guardarlo…per sempre e sparì nel nulla. Quando gli ori furono ritrovati furono conservati in modo che tutta la comunità ne potesse godere .E’ una legge della comunità quella di tenere i beni preziosi nell’acqua della fonte

<Perché Goa il mago non ha fermato tutto questo? E cos’ho alla mia ala?

  Ma il grande mago doveva riporre fiducia nell’intelligenza del villaggio senza poter intervenire nelle scelte , egli può soltanto  aiutare nella riflessione ma non fermare le decisioni degli altri . né decidere al posto loro.  Non  esistono  gerarchie e neppure il più saggio che pure detiene i segreti delle stelle  può comandare  nessuno. La tua ala? E’ un tuo segno speciale, trattale bene e prenditene cura.

<Ma il villaggio è cambiato e più nessuno si ricorda di soli pochi giorni fa! Cosa bisogna fare! E la mia ala, mi sembra un problema.>

Cara Brie –cominciò il ninfo- ti porgo la mappa della Buona strada, imbocca il sentiero della coscienza e comincia un viaggio verso Nord, incontrerai ninfe come te e viaggiatori in cerca di laghi immensi e nascosti.

Quando riconoscerai la tua vita allora avrai una storia da raccontare al tuo villaggio e ridargli la sua identità . Prima però riposa nel mio rifugio mentre io sarò sul tetto a studiare le stelle . La tua ala non ha nulla che non va, è così.

Così i due si avviarono verso l’acero della fortuna , il rifugio era stato donato da un picchio chiacchierone che aveva deciso di andare nella valle bruna a molte miglia da lì e regalò il suo nido al giovane Koe che trascorreva le notti sull’albero per guardare le stelle .

Koe ripose del nettare di api e dell’uva secca sul  tavolino e le disse di mangiare.

La ninfa Brie mangiò tutto e se andò a letto.

Al mattino seguente salutò il ninfo e partì verso nord .

Trascorsero tanti mesi fino a quando non trovò la sua storia.

 

 

Sentiva le ali che si sfregavano per il fresco del mattino, l’ala meno arrossata e meno dolente del solito,  quando la ninfa Opi  si svegliò dolcemente.

 Riconobbe l’oblò e si passò le mani su per il viso. Ora poteva ricordare tutto!

 Non aveva riconosciuto il suo paese perché lei stessa era un’altra, ma ora finalmente le cose cominciavano ad avere un senso.

La strada  della coscienza riportava all’inizio di tutto, alle sue origini, le riconsegnava la vita dopo averla lasciata morire.

Con un salto scese giù dal letto, si ricordò degli alberi del Sud e della guerra e della meta da raggiungere .Nella dispensa c’erano mandorle e bacche e uva secca , mangiò e mentre si saziava pensò   di fare un dolce di petali di rosa e alghe per continuare  il suo viaggio.

Aprì la panca accanto al camino  e con grande sorpresa trovò non soltanto il ricettaio ma  anche tanti diari di viaggio, ognuno con un nome…..

Erano decine e decine e tra quelli c’era anche  il nome del suo villaggio, Il regno della fonte preziosa.

Si trattava di un antico viaggiatore  che aveva  esplorato il suo villaggio e ne aveva raccontato  le bellezze, le loro danze, la loro saggezza e la loro ospitalità.

“Ma ora le lancette dell’orologio sono ferme alle sei da circa quattro anni e nonostante lo splendore dell’argento l’infelicità si è impadronita del loro villaggio e più nessuno va loro in visita perché tristi e avari come solo l’oro sa  far diventare.”

 La storia era il  suo sogno e riconobbe la storia del suo paese .Si ricordò del suo nome che aveva dimenticato il giorno della partenza. Corse allo specchio e si chiamò ad alta voce<Brie!il mio nome è Brie, ho conosciuto la mia storia quando persi la memoria e la mia vita ora che torno ad essere nuovamente col nome che mi diede il mio villaggio!>

Il viaggio dello straniero era anche il suo viaggio .

Ricordò allora che dell’oro giaceva alle radici dei tre alberi del sud che le gazze non avevano terminato di riportare a causa del lungo riposo del mago.

Chiamò a sé  le talpe scavatrici e disse loro di andare verso i tre Alberi del Sud a prendere gli ori sepolti alle radici che da loro dipendevano le sorti del famoso villaggio dalla fonte preziosa  , promise loro molti ortaggi e tuberi freschi in segno di riconoscenza.

Andò a raccogliere carote e cipolle e patate e rape rosse , e le tornarono alla memoria le parole di Koe, l’unico del quale non avesse dimenticato il nome.

“Quando riconoscerai la tua storia”le aveva detto le talpe tornarono con l’oro .

 Ringraziò le talpe  che mai avevano assaggiato niente di  più buono e  riprese gli ori.

Cominciò un lungo volo verso casa.

Ci vollero 80 minuti per tornare alla fonte e riporre gli ori della storia sul fondale, ora che non aveva più bisogno del bambù per respirare  raccolse nuovamente tutte le pietre preziose e le portò in cima alla quercia del sapere dove trovò il vecchio mago che dormiva e il grillo che aspettava nella lunga barba del mago.

Ripose le pietre accanto al guanciale del mago e cercò di svegliarlo.

<Mago Gua svegliati ho ritrovato la nostra storia,

 Ma il villaggio ora è deserto e non so a chi devo raccontarla, svegliati mago e aiutaci a salvare le nostre sorti.

< Il grillo balzò accanto all’orecchio del mago e disse , veni i  omni dixit nostrorum>

Il mago allora si svegliò e abbracciò la ninfa,< Dolce Brie, il tuo amore per la giustizia ci rende un popolo saggio e il tuo coraggio un popolo ricco. Ti sono spuntate le ali? E una è tutta fiorita di rose! Che meraviglia!

Ma, ma ecco che la nube ci libera dalle tenebre così che potremmo riconoscere la luce del sole, unica fonte di vita e di gioia.

L’orologio del tempo riprenderà il suo corso e noi torneremo ad essere in armonia con il bosco e il mondo intero.

Allora chiamò a raduno tutte le cicogne che conosceva e nel grembo di ognuna ripose la storia di Brie .

Le cicogne consegnarono la storia in tutti i paesi della valle intera e più lontano ancora.

Chiunque provenisse dalla fonte preziosa si ricordò del proprio villaggio e per tutti furono lacrime, milioni di lacrime.

Dopo centoventi ore tutti tornarono al villaggio , non riconoscevano più le insegne di Vio , Vio stesso tornò nascosto da una maschera per la paura che qualcuno riconoscesse nella sua ambizione la causa di tutto ma non riuscì a  non tornare alla fonte buona.

Tutti si sedettero intorno alla piazza tonda e quando si guardarono negli occhi si sentì l’antico piffero del Mago.

Tutti si alzarono in piedi ,

<Tenetevi per mano folletti>

Poi ripose le pietre preziose al centro della piazza e intonò  un canto riconciliatore come se si potesse vivere in una armonia cosmica  , Koe il cantore sedeva sotto il fungo dei saggi e suonava la cetra e nuove danze iniziarono>

Ecco che la nube si allontana  , riecco che la valle di Kiro ci ha nuovamente con essa, più saggi e ricchi del tempo che fu. Subito dopo però tuonò severo:<

Che Vio si faccia avanti! –

Allora la ninfa Rillè  pregò il mago di punire lei che non era tata una buona madre e un cattivo esempio per tutti, la macchia nera della loro illustre storia e di riconoscere l’innocenza del figlio >

< Ti sbagli, ninfa Rillè- le fu risposto-

Il mago era un vero saggio e sapeva che le punizioni non spettano ai folletti ma solo alla vita e disse:

:< Tuo figlio ci dirà cosa ha imparato e come si libererà dalla sua ambizione malvagia, lui è stato un esempio ma non ha obbligato nessuno a seguirlo e nessuna responsabilità che non riguardi tutto il popolo della fonte ricadrà sul suo nome.

Siamo tutti responsabili, non erano forse tutti con lui il giorno dell’assemblea? E tu sei responsabile quanto tutti noi.

Allora Vio si fece avanti e toltasi la maschera cominciò:<

Grande saggio mi inchino di fronte al popolo tutto, fui accecato dallo splendore degli ori e dimenticai la nostra storia.

Vorrei prendermi l’incarico di riportare le lunghe placche d’argento in fondo alla fonte e lasciare che i nostri tetti ritornino di paglia.

<Anch’io ho da dire qualcosa- accennò Brie che svolazzava a causa della sua  timidezza sulle loro teste.      

Un lungo applauso accolse la dolce Brie, il vecchio mago chiamò  i pettirossi  mentre Koe li organizzava in coro; allora Brie volò sui cappelli a punta blu di tutti i folletti della fonte e cominciò la sua storia e del villaggio tutto.

Quando arrivò al giorno dell’immersine Vio decise di iniziare il suo lavoro per sopportare meglio le pene che l’animo gli arrecava ora, ora che ricordava tutto.

Brie stava donando la bussola di vetro alla ninfa del nord  quando Vio  ammucchiò tutto l’argento accanto al mulino dell’acqua e lì rimase fino alla fine della storia.

Quando il racconto terminò ciascun folleto riportò  gli argenti alla fonte che riprese a far splendere il villaggio della sua luce preziosa .

Il grande mago chiamò Brie a sé e le porse gli ori che le talpe scavatrici avevano recuperato al bivio del sud , tutti pensarono che fosse un segno di ricompensa e di riconoscenza.

Ma Brie sapeva che gli ori erano della fonte buona e che li aveva recuperati solo perché il villaggio tornasse più bello di prima, allora prese gli ori e li gettò ad uno ad uno nella fonte  e ad ogni  granello d’oro la luce diventava sempre più calda e accogliente.

L’orologio che aveva ripreso a camminare  segnava le otto quando    tutti si accinsero a bruciare la legna  sulla riva della fonte buona, prepararono un banchetto di fiori e poi  ciascun folletto offrì il cibo che  aveva portato dai paesi lontani, ciascuno di loro aveva una delizia per la    fonte buona  e tutti poterono mangiare in abbondanza.

La luna tardava a farsi vedere ma la serenità del mago rassicurava tutti.

E la luna alla fine spuntò e il saggio mago sorrise quando i raggi della luna illuminarono il volto di Vio e Brie mentre parlavano delle loro immersioni e della loro antica amicizia.

Solo ora il villaggio era veramente nuovo e più ricco .

Ora finalmente splendeva.

E vissero tutti felici e contenti.

 

 

 

 

Post scriptum

Una volta liberati dagli ori sepolti sotto le loro radici  i tre alberi del Sud. tornarono ad essere in pace tra loro tanto da fondersi in un unico albero .

Sulla mappa del bosco ora compare come l’albero della pace del sud.

 

Morale della favola

La  favola insegna che il danaro è un finto valore anche se luccica tanto. La conoscenza invece è un valore autentico perché non inganna gli animi ma li libera dalla violenza  e dall’ignoranza a cui il danaro li sottomette .

 

 

Emiliana Chiarolanza

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...