martedì 8 ottobre 2019

Film: “Il Sindaco del Rione Sanità”, regia Mario Martone.. recensione





Antonio Barracano (Francesco Di Leva) è il quartiere Sanità.(Napoli)
Lo è perché ci è cresciuto, lo è perché lo rappresenta.
Mario Martone descrive, nell’opera riadattata dall’omonimo testo di Eduardo De Filippo, un legame imprescindibile tra appartenenza e rappresentanza laddove Antonio Barracano, capo clan e uomo d’onore, non solo gestisce affari sul rione Sanità ma lo governa.
Aggiornato alla contemporaneità, il testo si anima di colpi d’arma da fuoco e una colonna sonora (Ralph P.) che ricalca l’immaginario della Napoli contemporanea, quella metropoli mediterranea dove violenza e malaffare si spartiscono le esistenze.
Qui, nel film di Martone, le esistenze si incrociano tutte al crocevia della casa di Antonio Barracano detentore di una coscienza egualitaria in una società che schiaccia i più deboli.
 Il sindaco “degli ignoranti”, ex allevatore di capre con il padre, il sindaco dei poveri, capo clan perché vuole il bene del suo quartiere, “la pace” tra le strade della Sanità.
Un’ambiguità di fondo genera un certo distacco dal personaggio del Sindaco che incarna valori quasi di onestà intellettuale e generosità in un circuito di “affari di famiglia” dal quale non ne uscirà vincente.
Pagare un prezzo per la salvezza della propria gente, è ciò che accade a Barracano, ciò che sceglie, ciò che determina nell’altro.
In questa costruzione totalmente irrealistica di un clan c’è però il dato, un onore perduto tra gli affari legali della Nazione, un’integrità identitaria perduta e la ricomposizione nell’appartenere alla propria terra umiliata dalla “cosa” politica.
La denuncia allora risuona forte, nell’epoca delle autonomie regionali e di un Sud che arranca 
nell’ autodeterminarsi come risorsa e non come zavorra.
Una vera e propria opera di ammodernamento dell’opera di De Filippo che ci ridona la possibilità di ripensare una città a misura di un “noi” che la vive e che la rappresenta.

Emiliana Chiarolanza


lunedì 7 ottobre 2019

Joker di Todd Phillips … una recensione




Joker siamo noi, quando colpiamo contro il muro di gomma di un’istituzione, della società, che non cede alle sue barbarie.
Perché Arthur Fleck diventa Joker?
Nessuno nasce cattivo ci dice Todd Phillips nel suo lungometraggio, Joker si diventa se qualcosa di troppo va storto.
Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un clown di giorno con aspirazioni da cabarettista, solo con la madre che accudisce nel declino della sua vita, è in cura presso le istituzioni sanitarie pubbliche, si ritrova a scegliere tra una serie di possibili sconfitte identitarie e una sola vittoria, distorta, disturbata, malata, patologica: l’essere folle.
La ricerca identitaria su cui fissa il regista, Phillips, alcune tracce fondamentali, l’abbandono genitoriale, la malattia mentale, la dimensione persa della cura dell’altro, sembra essere il filo conduttore di un film potente che urla contro l’abbandono societario dalla scena del diritto.
La TV, mezzo di eccezionale risuono nella solitudine del nucleo familiare di Arthur, è la deformazione per eccellenza, laddove tutto filtra e tutto amplia.
Far ridere e ridere con qualcuno, ma Arthur non riesce a strutturare la sua passione e non costruisce, seppur abbozzando rapporti, nessun legame tra sé e il mondo in un disastroso ripiegamento esistenziale che sfocia nella follia della guerra contro ignoti, contro una società che ha fallito col suo talento e la sua identità.
La maschera da clown allora diventa il baluardo di una libertà d’essere fuori da una società che non lo riconosce se non come strambo, storto, fuori e fuori da essa comincia a muoversi Arthur ma per distruggerla.
Il piano narrativo si sposta e, dall’interno della sua persona, ci ritroviamo piazzati in Tv proprio lì da Murray Franklin (Robert De Niro) la trasmissione per eccellenza, la più seguita, l’indice di un gradimento globale.
Lo spettatore allora è coinvolto nella doppiezza, palesata, del film, il dentro e il fuori, l’intimo vissuto e uno show televisivo, e in questa negazione totale ci muoviamo in una scelta delirante fino a toccare la megalomania di chi riconosce solo sé stesso come realtà vera.

Irrimediabilmente Arthur è Joker, e così noi, dispersi tra le sue risate.

Emiliana Chiarolanza

sabato 5 ottobre 2019

Filastrocca della scuola




A scuola!
Ho fatto tardi
ma non dormo in mezzo ai banchi
e la merenda al cioccolato
la mando giù tutta d’un fiato.
Poi comincia la lezione, 
è una bella sensazione:
pennarelli
matite e
pastelli
per disegnare il colore degli uccelli.
Con i numeri vado malaccio ma poi
li addiziono e disegno un pagliaccio:
ha 2 occhi, 2 mani e un naso che fa cinque e ci scrivo Tommaso.
La scuola è divertente,
la maestra specialmente
a volte canta,
a volte scrive,
altre volte inventa le rime.
Sulla classe abbiamo scritto:
la scuola è un diritto
e sulla cresta delle sediole
impariamo nuove parole.



Emiliana Chiarolanza

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...