Il ponte sovrasta la cascata.
È la Val d’Aosta, intarsiata tra
le rocce il paese.
È anche stato poi un viaggio- ammissione
dell’autore- anzi di più di uno, verso l’innevato e l’alto, ma è stato dopo.
Dopo il sussidiario.
Lo comprammo in cartolibreria,
avrò avuto l’età giusta per iniziare a trapelare longilinea e appena sfumata
tra le foto e le storie.
Cartella della Pimpa e
sussidiario.
È così che si comincia o almeno l’autore.
La Val d’Aosta non ha deluso.
Alcune storie invece sì.
Il sussidiario è pieno di storie;
storie di minatori bambini che scoprono la luna, storie di sirene che non possono
parlare e storie che poi si cancellano dalla memoria come uno scontrino in
lavatrice.
Mentre l’autore tende a gettare cose
e ricordi, c’è chi, non troppo lontano da lui, invece prima di gettare lo
scontrino ci legge data e luogo.
Sarebbe un relitto in effetti, ma
senz’altro dotato di meno fascino.
Io invece un relitto l’ho visto.
Sussurro che l’autore ne è
spaventato, io invece ci nuoto attorno come un pesce che sa di ruggine, come
tutti i pesci dei relitti che prendono quell’ombra blu tutta cobalto.
Al sussidiario ci comprai una
copertina colorata di pois impermeabile, e lo portavo a mano anche nei giorni
di pioggia, che ci abbinavo il copri abito da pioggia rosso e l’ombrello
trasparente a fungo.
L’autore della storia del
sussidiario al momento è disoccupato perché gli ho rubato la penna, ma hai
presente quando hai una voglia matta di parlare e prendi il microfono al
giornalista?
Io gli ho preso la penna e lui
non protesta.
Il valore della protesta è una
cosa seria.
Scendere in piazza col giornale
in mano è un’immagine che sta sbiadendo ma che racconta di donne e uomini che
hanno creduto.
Credere è un po’ un’opera d’arte.
Si crede nella persona che si ha
accanto consapevoli della sua metà sbagliata.
Si crede in un’idea.
Si può credere a un dipinto.
Che poi chi mi dice che quella
persona ritratta fosse davvero in quella maniera?
L’autore mi ha rubato la penna,
tocca a lui.
Decliniamo storie come il rosso e
il magenta, definiamo i confini soltanto per una sorta di perizia geografica
invece nel sussidiario tutto liberamente convive.
La verità è una grande città
dominata.
Dalle finestre volano pagine dei
libri per raccontarci qualcosa, umile, lasciatemi anche un po’ dolorante tra le
pieghe alle fotografie per non dimenticare e cancellare.
Mestiere inutile la memoria, utile
alla matematica, sì peccato non si possa calcolare come finirà questo tramonto
e come sarò all’alba domani.
Una fantasia tattica la matematica.
