giovedì 28 luglio 2022

Il sussidiario


 Il ponte sovrasta la cascata.

È la Val d’Aosta, intarsiata tra le rocce il paese.

È anche stato poi un viaggio- ammissione dell’autore- anzi di più di uno, verso l’innevato e l’alto, ma è stato dopo.

Dopo il sussidiario.

Lo comprammo in cartolibreria, avrò avuto l’età giusta per iniziare a trapelare longilinea e appena sfumata tra le foto e le storie.

Cartella della Pimpa e sussidiario.

È così che si comincia o almeno l’autore.

La Val d’Aosta non ha deluso.

Alcune storie invece sì.

Il sussidiario è pieno di storie; storie di minatori bambini che scoprono la luna, storie di sirene che non possono parlare e storie che poi si cancellano dalla memoria come uno scontrino in lavatrice.

Mentre l’autore tende a gettare cose e ricordi, c’è chi, non troppo lontano da lui, invece prima di gettare lo scontrino ci legge data e luogo.

Sarebbe un relitto in effetti, ma senz’altro dotato di meno fascino.

Io invece un relitto l’ho visto.

Sussurro che l’autore ne è spaventato, io invece ci nuoto attorno come un pesce che sa di ruggine, come tutti i pesci dei relitti che prendono quell’ombra blu tutta cobalto.

Al sussidiario ci comprai una copertina colorata di pois impermeabile, e lo portavo a mano anche nei giorni di pioggia, che ci abbinavo il copri abito da pioggia rosso e l’ombrello trasparente a fungo.

L’autore della storia del sussidiario al momento è disoccupato perché gli ho rubato la penna, ma hai presente quando hai una voglia matta di parlare e prendi il microfono al giornalista?

Io gli ho preso la penna e lui non protesta.

Il valore della protesta è una cosa seria.

Scendere in piazza col giornale in mano è un’immagine che sta sbiadendo ma che racconta di donne e uomini che hanno creduto.

Credere è un po’ un’opera d’arte.

Si crede nella persona che si ha accanto consapevoli della sua metà sbagliata.

Si crede in un’idea.

Si può credere a un dipinto.

Che poi chi mi dice che quella persona ritratta fosse davvero in quella maniera?

L’autore mi ha rubato la penna, tocca a lui.

Decliniamo storie come il rosso e il magenta, definiamo i confini soltanto per una sorta di perizia geografica invece nel sussidiario tutto liberamente convive.

La verità è una grande città dominata.

Dalle finestre volano pagine dei libri per raccontarci qualcosa, umile, lasciatemi anche un po’ dolorante tra le pieghe alle fotografie per non dimenticare e cancellare.

Mestiere inutile la memoria, utile alla matematica, sì peccato non si possa calcolare come finirà questo tramonto e come sarò all’alba domani.

Una fantasia tattica la matematica.

Adesso c’è da correre verso un punto lontanissimo.

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...