giovedì 18 aprile 2019

La città in fuga...



Quando cominciarono a crollare le grondaie, tutti capirono che ciò che non era stato accomodato in tempo  si sarebbe distrutto. Di lì a poco  la città, infatti, sarebbe stata evacuata, o meglio se ne sarebbe andata, fuggita, scappata, evasa.
La città barocca  dalle forme  gotiche  si era ribellata.
Ecco allora il volto autentico di una rivoluzione in atto, in barba a tutti i volontari astorici  e alle lotte per  un potere ammuffito sui baffi di un fu, remoto e dimenticato….
 Ci fu chi tirò un sospiro di sollievo noncurante della tragedia in atto ma già vedeva troppo avanti a sé e non conviene, non in  una spicciola utilità d’allarme.
Tra questi, quella  donna dal volto adulto e dalle mani piccole  che si coprì il petto con le borse della spesa, lei si incamminò verso l’ impervia e lunga salita rosata illuminata   da  lampadine  che simili a  spine si allineavano lungo gli ambo i lati della strada  e che illuminavano il cammino.
Il passato  col volto del vento si impadronì dell’intero quartiere e nel proprio nome  distruggeva l’adesso per quel che fu .
Le grondaie si rotolavano giù dalle scalinate e i colombi esausti,  decisero che potevano risalire ad un cielo più vasto e usare quelle ali arrugginite di smog.
Le scuole si intasarono di viandanti sudati e i cortili si addensarono di zaini ambulanti.

Se fosse esistito un tempo più clemente avrebbe accettato il compromesso di  una fuga più composta e ordinata, lasciandoli fermi a pensare a cosa stesse accadendo. Ma non c’era molto da fare se non attendere  un arresto, seppure    momentaneo,  perché  si potesse fuggire senza scappare così ingloriosi. Il sole, implorato come una madonna, era come crocifisso sulle nubi e nessun groviglio di collane lo avrebbe aiutato.
Emiliana Chiarolanza

mercoledì 17 aprile 2019

sceneggiatura - Il nodo a farfalla



Scena 1

Interno giorno
La luce illumina fioca il volto sprofondato tra le coperte di Giorgio. Il girasole ai suoi piedi è vigoroso e giallo e si contrappone al bianco della coperta.
Lo specchio opaco.
Giorgio si alza dal letto e con cura si pettina allo specchio che riflette la sua immagine a tratti così scurita dalle chiazze che macchiano l’immagine riflessa.
Il nodo a farfalla, ed ecco che indossa il suo papillon, pronto per uscire.
Con cura sistema le sue cose in un piccolo sacco da mettere in spalla, la stessa immagine che gli ripercorre la mente mentre se andava via qualche giorno prima da un viale alberato.

Scena 2
Flash Back
Una settimana prima.
Giorgio è intento a passeggiare con Ada lungo il viale alberato. I due discutono sommessamente sul da farsi della giornata e sui loro figli.
Giorgio
Mi sembra di non vedere mio figlio da qualche anno
Ada
Da quando parliamo sarà venuto un fine settimana su quattro.
Giorgio
Ha molto da fare, sai il lavoro, la famiglia
Ada e Giorgio parlano senza convinzione, di chi da fiato alle parole per riempire il vento di sé.

Panchina in giardino
Giorgio scrive, appunti e pensieri su un diario malconcio che porta con sé. È interrotto dal suono di una campanella che lo richiama in sala.
La sala, poco illuminata e sovrastata dallo schermo televisivo, si apre a semicerchio.
Agli anziani della casa di riposo viene somministrata la medicina che vien deglutita non senza ombre di scetticismo e sconforto.
Anche Giorgio prende la sua medicina e poi torna al viale sulla sua panchina in compagnia di un infermiere e lì riposa.. chiude gli occhi.
Si fa sera e uno spettacolo teatrale intrattiene gli ospiti con le loro famiglie, è domenica ed è giornata di visite alla Casa.
Giorgio è con Ada e i nipotini di lei, non senza malinconia scorge dalla finestra la panchina sovrastata da centinaia e centinaia di foglie mentre gioca e corre a prenderle come preso da un moto dell’infanzia.
Anche i ricordi sono sbiaditi e tornato in camera guarda il filmino della comunione del primo figlio… mentre torna a scrivere la lettera.

Cara Principessa,
il tempo lo sai ci inganna e ieri come oggi mi sembrano identici ai tuoi occhi a volte stanchi che mi guardano mentre ti racconto storie inventate per farti addormentare.
Giocare con la fantasia è ciò cui tengo maggiormente in questi giorni di primavera ancora fresca che mi separano dalle albe del mare, troppo lontane ancora.
Ritornare alla luce del mare che schizza coi pesci è ciò che un capitano come me può desiderare.
Alla mia età i sogni sono il presente…

Scena 3
È alba e Giorgio varca la soglia della sua stanza lasciando la lettera sotto la porta di Ada.
Scena 4.
Esterno giorno.
Il vocio della strada.
Napoli, quartiere Montesanto.
Le strade come strettoie si diramano portando Giorgio per sentieri inesplorati e caotici, ridente di vita si accosta a un porticato.
Scena 5
Fine flashback
Giorgio riordina le sue cose nel sacco e lascia il porticato che lo ha ospitato per la notte.
Un clochard come e tra tanti che si getta nella folla.
Accostatosi a una stradina che porta alla centrale piazza adiacente ecco che Giorgio si riordina il fiocco e con garbo alle passanti porge il suo cappello: « Buongiorno qualche spicciolo per un caffè?»



Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...