Quando cominciarono a crollare le grondaie, tutti capirono che ciò che
non era stato accomodato in tempo si
sarebbe distrutto. Di lì a poco la
città, infatti, sarebbe stata evacuata, o meglio se ne sarebbe andata, fuggita,
scappata, evasa.
La città barocca dalle forme gotiche
si era ribellata.
Ecco allora il volto autentico di una rivoluzione in atto, in barba a
tutti i volontari astorici e alle lotte
per un potere ammuffito sui baffi di un
fu, remoto e dimenticato….
Ci fu chi tirò un sospiro di
sollievo noncurante della tragedia in atto ma già vedeva troppo avanti a sé e
non conviene, non in una spicciola
utilità d’allarme.
Tra questi, quella donna dal volto
adulto e dalle mani piccole che si coprì
il petto con le borse della spesa, lei si incamminò verso l’ impervia e lunga
salita rosata illuminata da lampadine
che simili a spine si allineavano
lungo gli ambo i lati della strada e che
illuminavano il cammino.
Il passato col volto del vento si
impadronì dell’intero quartiere e nel proprio nome distruggeva l’adesso per quel che fu .
Le grondaie si rotolavano giù dalle scalinate e i colombi esausti, decisero che potevano risalire ad un cielo
più vasto e usare quelle ali arrugginite di smog.
Le scuole si intasarono di viandanti sudati e i cortili si addensarono di
zaini ambulanti.
Se fosse esistito un tempo più clemente avrebbe accettato il compromesso
di una fuga più composta e ordinata,
lasciandoli fermi a pensare a cosa stesse accadendo. Ma non c’era molto da fare
se non attendere un arresto,
seppure momentaneo, perché
si potesse fuggire senza scappare così ingloriosi. Il sole, implorato
come una madonna, era come crocifisso sulle nubi e nessun groviglio di collane
lo avrebbe aiutato.
Emiliana Chiarolanza

