domenica 23 giugno 2024

La spiaggia del faro


 

Sulla strada per il parco comunale incontro Cecilia, senza troppi indugi decide si accodarsi alla giornata di svago oltre gli scogli, sulla spiaggetta di luna dopo il faro.

Insomma per citare Virginia una bella gita al faro inaspettata e inattesa.

La barca che ci porta al faro imbarca un po' d’acqua e come un’antica tarantella seicentesca traballa al fragoroso muoversi delle onde.

Il lettore annoiato vorrà sapere oltre le descrizioni cosa ci siamo dette.

 Ceci è una scultrice di successo e si dedica alla materia come un chimico alle fragranze, come un viticoltore al suo vino, come te alle tue parole che scegli con cura per non ferire, per non arrabbiare e per non intimorire.

Io mi adombro alla vista di Franco e mentre Cecilia si accorge del mio distrarmi,  lancio un saluto svogliato, perché non ho voglia, non ho tempo,  non ho testa per i convenevoli d’occasione soprattutto d’estate.

Un vecchio rito quello del saluto che ricorda che ci sei in qualche modo anche per gli altri, in qualche forma sei per qualcuno.

Chi è Franco.

Cecilia lo sa, mi ricorda il campeggio in Croazia e la fasciatura alla spalla di Franco, non è un parente né un ex, tuttavia la sua amicizia aveva accompagnato parte insistente della mia persona tanto da renderlo un vacuo quanto fantasmagorico confidente.

 

Franco mente, a sé stesso e a me, per furbizia, per paura, per quella caratteristica distruzione degli insoddisfatti che riciclano sulle orme delle vite degli altri, pensieri e parole.

La delusione del tempo è impeccabile e chiara, con eleganza Cecilia si avvicina alla riva, siamo amiche grazie a lui d’altronde e la soglia del destino è sempre valicata da ipotesi irreali.

A questo punto mi immergo nell’acqua salina, le alghe fluttuano tra un pesce e l’altro vorticose e verdi si staccano dagli scogli e dalle pietre e riemergono.

Da piccola avevo paura delle alghe, non sapevo cosa potessero nascondere.

Solo dopo aver ascoltato la fiaba di Andersen sulla sirenetta cominciarono a indebolire quella loro parvenza di oscura tenebra per essere invece custodi e tesoriere chissà di quali mondi lontanissimi e sommersi.

 

Sul passare delle ore non ho niente da dire, la luce del sole sorride e batte sulle ginocchia curve sulla sabbia, al cospetto di un cielo a tratti annuvolato ma potente di blu.

Mi accendo una sigaretta contro il parere della mia amica, e mi allontano scalza sulla riva facendo balbettare i piedi sul rovente della sabbia alta, non penso a niente se non a cosa fare domani, perché devo disfare un progetto domani, e riempire lo zaino per una rinnovata partenza.

Quella casa nel Mediterraneo verde smeraldo che ho visto in foto?

Si Ceci, dico da lontano, alla fine vado lì domani.

Il tempo ci svuota di presente, penso all’improvviso alla vista di un granchio che fuoriesce dallo scoglio, perché il tempo si protrae o si rinchiude nel passato.

 

Risalire la riva di ricordo in ricordo è un errore che devo recidere.

 

Le domeniche sono noiose si accollano ai piedi scalzi e ti appiccicano alla terra, e devi sopravvivere supina al macigno del riposo condiviso e affollato, che ingombra le strade e i bar.

È finita l’acqua e anche Franco va via.

Mi dirigo alla barchetta riprendo gli occhiali e li pulisco dalla salsedine.

Il rientro non è scritto ma c’è stato.

 EC

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...