domenica 28 novembre 2021

Filastrocca strampalata

 





 

 

Filastrocca strampalata

Al sapor di marmellata

Se ci bevi un’aranciata

Dalla rima vien baciata.

 

Filastrocca del mattino

Al sapor di cappuccino

Sulla spuma del cacao

E stavolta dico miao.

 

Filastrocca del pranzetto

Proprio in mezzo ad un boschetto

Ce ne stiamo sopra l’erba

A mangiar la mortadella.

Poi distesi sotto un pino

Ci schiacciamo un pisolino.

 

Filastrocca del risveglio

che ho dormito e ora sto meglio,

raccogliamo camomilla

bianca come una meringa.

 

Filastrocca della sera

E dal forno tutta intera

La mia pizza preferita

Che si chiama margherita.

 

Filastrocca buona notte

Con le rime tutte rotte,

ora ascolto una storiella

con la mamma e mia sorella,

buona notte anche a papà e ai suoi baffi di lillà.

 

 

Emiliana Chiarolanza

giovedì 12 agosto 2021

Diario di un’automobilista

 


Le drogherie non si chiamano più così.

Ho vaghi ricordi di esercizi scolastici in cui mi si chiedeva chi fosse un droghiere.

La mia risposta lapidaria era semplice: addestratore di draghi.

Il signor Juan era un droghiere, mi racconta tutto sulla panchina del parco dove ogni tanto vado col cagnolino.

Insomma io e Juan ci sentiamo, a dir la verità, un po’ fuori tempo, almeno per quel che concerne le drogherie.

Juan pensa valga sempre la pena rispondermi, anche quando racconto della mattina che segue le notti, discorsi su cui non vale la pena scervellarsi insomma.

L’estate è arrivata fra le persone, dico stavolta.

Perdere le scarpe per qualche mese mi dà una sensazione di euforia.

Perdere i piedi nella sabbia e sui prati, perderli come si fa con un mazzo di chiavi.

Le chiavi di casa, che poi ti tocca chiamare i soccorsi.

Anche perdere i piedi è un dramma, tutto insieme ti senti la vibrazione della libertà… a tempo determinato certo, perché poi torneranno gli stivali, le ciabatte pelose e i calzini.

Non c’è via d’uscita dall’estate.

Juan guarda una porta antica con le venature di legno, visibili.

Allora intarsiamo un discorso sulla limpidezza.

La chiara affermazione del giorno passa per il chiaroscuro…

Ma le date, i luoghi e gli orologi sì, compaiono come nebulose.

Passo molto tempo in auto.

Da qua a là, dal mare alla campagna, da un market al bar.

Juan, invece, ci ha rinunciato alla macchina.

Lui ha la bici, girovaga nel paesello che non gli sta stretto…

Guardo il modulo da compilare per degli affari burocratici… sono arrivata al parco in auto… ho visto palazzi bigi e persone che si scambiano opinioni autorevoli sul resto del mondo.

Juan non osserva granché.

Tira avanti per la sua, mi dimostra di non passare due volte per la stessa strada, pur proseguendo per la medesima via.

Le strade sono come cravatte, dico io, hanno fantasia e colori e li abbini a quel che ti piace.

Le percorri e le indossi, una per la sera e una per il giorno.

Non ci siamo mai incontrati di sera perché il parco è chiuso.

Che c’entra la luce delle scale e i fari nella notte con un ex droghiere?

Comprerò un lampadario, Juan annuisce, lo abbinerò alla mia poltrona preferita, dove a volte leggo e altre dormo.

Il senso è nel raccontargli.

Juan come in una luminosità azzurrata degli occhi, annovera cose, una lunga lista di episodi.

Entro in un magazzino di racconti e la sensazione è una birichinata di bambina.

Poi fermo la registrazione.

Lo ringrazio.

Il racconto sulle drogherie lo preparo poi a settembre.

Non spariremo, continuerò a guidare fino al parco per sentire quell’odore di magazzino che portano i suoi racconti.

Il mio cagnolino ci segue fino all’uscita…

 

Emiliana Chiarolanza

 


venerdì 4 giugno 2021

Il treno a vapore. Filastrocca illustrata

 

C’era una volta il treno a vapore

che non era elettrico ma andava a carbone

sulla punta c’avea una campana

che avvertiva del fumo che spandeva per l’aria.

 

 

 







Per ogni vagone più d’una poltrona

dove qualcuno leggeva

e qualcun altro dorme ancora,

la locomotiva,

così si chiamava,

d’ origine inglese e mondiale di fama.

 

 


 

 






I treni a vapore

non sono scomparsi,

sui binari però fan pochi passi,

tragitti alberati e pochi vagoni,

lo chiamano il treno dei sognatori.

 

 


 

 





Ma ora svelti tutti in carrozza

che il treno a vapore comincia la corsa,

suona la campana, fischia la stazione,

si parte per andare, prima destinazione.

 













Emiliana Chiarolanza

 

sabato 27 marzo 2021

Filastrocca dell'Universo


 

 

L’Universo ha mille pianeti

son fatti di roccia e son elettromagneti.

Ruotano assieme intorno al Sole

che li scalda col suo calore.

I pianeti sono tanti

ma non tutti hanno abitanti.

Dalla sfera della Terra i pianeti fan faville

tutti intorno nello spazio colorati come biglie.

Io vorrei esplorare l’Universo

per volare e stare immerso

nelle stelle e nella luna

e in un sacco di fortuna.

C’è Saturno ha gli anelli

li disegno agli acquerelli,

poi ancora Venere e Giove

lì magari ci nasce un fiore.

Navigare in astronave

per me sarebbe bello

saluterei la Terra e anche qualche cammello.

Per adesso però chiudo il binocolo e vado a letto

c’è la mamma mi porta a braccetto.

Ciao allo spazio e i suoi pianeti

e buona notte anche ai criceti

Emiliana Chiarolanza

mercoledì 6 gennaio 2021

Filastrocca della Befana


 

La Befana non è una strega

viaggia su tutte le isole compresa Creta,

ha le scarpe tutte a pois                             

e una sciarpa color lillà.

La befana vola mozzafiato

su una scopa dal manico dorato

con la borsa di stoffa maculata

porta doni per ogni strada.

Cioccolato, caramelle e zuccherini

Pe tutti i bimbi che non son birichini

Ma un pezzo di carbone è ciò che ti dona

Se hai fatto i capricci e marinato la scuola.

La befana visita la tua stanza e

il 6 gennaio ti riempie la calza.

Scrivo una lettera alla Befana

e sul lago di Loz suona una campana,

buon viaggio nonnina mia

saluto la tua scia dalla seggiovia.

Emiliana Chiarolanza

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...