giovedì 12 agosto 2021

Diario di un’automobilista

 


Le drogherie non si chiamano più così.

Ho vaghi ricordi di esercizi scolastici in cui mi si chiedeva chi fosse un droghiere.

La mia risposta lapidaria era semplice: addestratore di draghi.

Il signor Juan era un droghiere, mi racconta tutto sulla panchina del parco dove ogni tanto vado col cagnolino.

Insomma io e Juan ci sentiamo, a dir la verità, un po’ fuori tempo, almeno per quel che concerne le drogherie.

Juan pensa valga sempre la pena rispondermi, anche quando racconto della mattina che segue le notti, discorsi su cui non vale la pena scervellarsi insomma.

L’estate è arrivata fra le persone, dico stavolta.

Perdere le scarpe per qualche mese mi dà una sensazione di euforia.

Perdere i piedi nella sabbia e sui prati, perderli come si fa con un mazzo di chiavi.

Le chiavi di casa, che poi ti tocca chiamare i soccorsi.

Anche perdere i piedi è un dramma, tutto insieme ti senti la vibrazione della libertà… a tempo determinato certo, perché poi torneranno gli stivali, le ciabatte pelose e i calzini.

Non c’è via d’uscita dall’estate.

Juan guarda una porta antica con le venature di legno, visibili.

Allora intarsiamo un discorso sulla limpidezza.

La chiara affermazione del giorno passa per il chiaroscuro…

Ma le date, i luoghi e gli orologi sì, compaiono come nebulose.

Passo molto tempo in auto.

Da qua a là, dal mare alla campagna, da un market al bar.

Juan, invece, ci ha rinunciato alla macchina.

Lui ha la bici, girovaga nel paesello che non gli sta stretto…

Guardo il modulo da compilare per degli affari burocratici… sono arrivata al parco in auto… ho visto palazzi bigi e persone che si scambiano opinioni autorevoli sul resto del mondo.

Juan non osserva granché.

Tira avanti per la sua, mi dimostra di non passare due volte per la stessa strada, pur proseguendo per la medesima via.

Le strade sono come cravatte, dico io, hanno fantasia e colori e li abbini a quel che ti piace.

Le percorri e le indossi, una per la sera e una per il giorno.

Non ci siamo mai incontrati di sera perché il parco è chiuso.

Che c’entra la luce delle scale e i fari nella notte con un ex droghiere?

Comprerò un lampadario, Juan annuisce, lo abbinerò alla mia poltrona preferita, dove a volte leggo e altre dormo.

Il senso è nel raccontargli.

Juan come in una luminosità azzurrata degli occhi, annovera cose, una lunga lista di episodi.

Entro in un magazzino di racconti e la sensazione è una birichinata di bambina.

Poi fermo la registrazione.

Lo ringrazio.

Il racconto sulle drogherie lo preparo poi a settembre.

Non spariremo, continuerò a guidare fino al parco per sentire quell’odore di magazzino che portano i suoi racconti.

Il mio cagnolino ci segue fino all’uscita…

 

Emiliana Chiarolanza

 


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