martedì 29 ottobre 2024

Parthenope la città della conciliazione. Recensione del film di Paolo Sorrentino






 

Parthenope (Celeste della Porta) nasce nelle acque di Napoli, in questo miscuglio adorabile di alghe e sale, acqua e vento seguiamo la sua nascita e la sua crescita.

Studierà antropologia coccolata dallo sguardo del fratello Raimondo (Daniele Rienzo) e dell’amico di famiglia e suo primo amore Sandrino (Dario Aita).

I tre trascorreranno un’avventurosa estate nell’isola di Capri, sia per la scarsità di denaro sia per l’avvicendarsi di incontri e illusioni all’ombra di un benessere che svuota e decolora il senso, rendendo ai tre vivaci ragazzi un lancinante vuoto esistenziale mietendo crudelmente vittime.

Capri dividerà inevitabilmente il trio, e facendo da spartiacque Parthenope rimarrà impigliata in quel prima e dopo Capri in cerca di una riconciliazione con sé.

 

Napoli le si presenterà nelle parole acri di Greta Cool (Luis Ranieri) come la città del colera, la città da dove fuggire, la città della miseria.

Nelle parole della lontananza di Greta Cool che ha scelto l’altrove, il Nord, del quale riporta il rancore e quella divisione contro quell’allegra platea che pure era accorsa a vederla.

 

Parthenope si inoltrerà per le strade strette e povere di Napoli aggiungendo pezzi di umanità al suo dolore ricongiungendosi con ciò che nuovamente impara oltre quello che gli era dato conoscere.

 

Preparata studentessa di antropologia seguirà le orme del suo professore Devoto Marotta (Silvio Orlando) stavolta trasferendosi al Nord, a Trento.

Chi è Parthenope oltre le sue vicende?

Parthenope è uno sguardo che non giudica e che curiosamente conosce le persone e le loro debolezze, l’esperire della vita come “miracolo” (assiste al miracolo del Santo Gennaro) e come meraviglia, la stessa meraviglia del suo rientro dopo 40 anni di insegnamento alla vittoria dello scudetto della strada della città.

Lì dove il folklore incontra la storia dei popoli e il sentimento si fa un’emozione più ampia capace di accogliere e non dividere o disunire per dirla alla Sorrentino.

Una Zazie nel metrò adulta che non smarrisce l’ingenuità della scoperta del mondo nonostante le colpe e le sconfitte inflittegli, il dolore e la morte, i tanti mari e le tempeste.

Emiliana Chiarolanza

 

 

 

Un eco sul blu

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