lunedì 7 ottobre 2019

Joker di Todd Phillips … una recensione




Joker siamo noi, quando colpiamo contro il muro di gomma di un’istituzione, della società, che non cede alle sue barbarie.
Perché Arthur Fleck diventa Joker?
Nessuno nasce cattivo ci dice Todd Phillips nel suo lungometraggio, Joker si diventa se qualcosa di troppo va storto.
Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un clown di giorno con aspirazioni da cabarettista, solo con la madre che accudisce nel declino della sua vita, è in cura presso le istituzioni sanitarie pubbliche, si ritrova a scegliere tra una serie di possibili sconfitte identitarie e una sola vittoria, distorta, disturbata, malata, patologica: l’essere folle.
La ricerca identitaria su cui fissa il regista, Phillips, alcune tracce fondamentali, l’abbandono genitoriale, la malattia mentale, la dimensione persa della cura dell’altro, sembra essere il filo conduttore di un film potente che urla contro l’abbandono societario dalla scena del diritto.
La TV, mezzo di eccezionale risuono nella solitudine del nucleo familiare di Arthur, è la deformazione per eccellenza, laddove tutto filtra e tutto amplia.
Far ridere e ridere con qualcuno, ma Arthur non riesce a strutturare la sua passione e non costruisce, seppur abbozzando rapporti, nessun legame tra sé e il mondo in un disastroso ripiegamento esistenziale che sfocia nella follia della guerra contro ignoti, contro una società che ha fallito col suo talento e la sua identità.
La maschera da clown allora diventa il baluardo di una libertà d’essere fuori da una società che non lo riconosce se non come strambo, storto, fuori e fuori da essa comincia a muoversi Arthur ma per distruggerla.
Il piano narrativo si sposta e, dall’interno della sua persona, ci ritroviamo piazzati in Tv proprio lì da Murray Franklin (Robert De Niro) la trasmissione per eccellenza, la più seguita, l’indice di un gradimento globale.
Lo spettatore allora è coinvolto nella doppiezza, palesata, del film, il dentro e il fuori, l’intimo vissuto e uno show televisivo, e in questa negazione totale ci muoviamo in una scelta delirante fino a toccare la megalomania di chi riconosce solo sé stesso come realtà vera.

Irrimediabilmente Arthur è Joker, e così noi, dispersi tra le sue risate.

Emiliana Chiarolanza

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