martedì 19 novembre 2019

Film Parasite .. una recensione



PARASITE
Regia di Bong Joon-ho. Con Song Kang-ho, Lee Jeung-eun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-sik, Park Seo-joon, Park So-dam, Lee Sun-kyun, Jung Ziso.

Parasite, Palma d’oro a Cannes, racconta paradossalmente, in modo grottesco e sarcastico le storie di una famiglia che vive una condizione economica di estrema povertà e che trova nell’impiego in una famiglia benestante la soluzione ai propri problemi economici. 

Ciò avviene senza che essi rivelino il loro legame parentale e soprattutto scalzando fuori casa i vecchi dipendenti.

Accade così che i due figli diventino i professori privati di famiglia, il padre autista e la madre la governante, ma c’è un imprevisto che devasterà le vite di tutte le persone coinvolte, poveri e ricchi.

Commedia-horror sociale Parasite utilizza il gioco degli equivoci, in quanto nessuno dei familiari dichiara la sua vera identità, e in questa metafora della società si muovono i personaggi attingendo dalle loro personali ragioni per affrontare la difficile società delle diseguaglianze della Corea del Sud.

Tutti hanno diritto al benessere e tutti vogliono sopravvivere anche il più sfortunato che cambierà il corso della storia di un interno familiare.

Il film, in una forma di abdicazione alle origini, alla forma più estrema di povertà di chi vive nei sobborghi di una città, nei seminterrati dei condomini che al primo temporale sono evacuati, rivive il sogno di un benessere economico-sociale estremamente difficile da raggiungere, la realtà, quella vera, li esclude da qualsivoglia cambiamento perché loro sono quelli senza opportunità.

Bong, con una regia e una sceneggiatura montata a perfezione determina un tempo prezioso e fluido senza alcun tempo morto rendendo Parasite un film godibile.

Le atrocità e le astuzie cui ricorrono i personaggi in una tensione crescente che tende al disastro perché non si arrivi a un punto di incontro ma a un cambiamento radicale dello stato delle cose.

Lo spettro della Corea del Nord appare e scompare come ansia sociale e come pericolo.

Emiliana Chiarolanza





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