… sempre persiste una misura,
comune a tutti ma pure ad ognuno assegnata
e ognuno va e giunge dove ha potere di giungere.
Holderlin, Pane e vino
Inizio con una citazione poetica che pone una misura a ciascuno e a nessuno perché in fondo il film di cui sto per parlare
si confronta con l’indeterminatezza dell’esistenza e con le infinite
possibilità di esistere che possono determinarsi innanzi.
Don’t Worry è il film in uscita nelle sale, scritto e diretto dal regista indipendente Gus
Van Sant.
La storia del vignettista satirico John Callahan di
Porland, orfano dell’Oregon di madre irlandese, rimane tetraplegico dopo un
devastante incidente in auto causato dallo stato d’ebbrezza dell’amico al
volante.
Callahan è un
alcolista e la narrazione di Van
Sant dedica al percorso di consapevolezza e di uscita dalla dipendenza da alcool
gran parte del lungometraggio pur non realizzando un film sull’alcolismo.
Don’t Worry,
He Won’t Get Far on Foot (Non preoccupatevi, non andrà lontano a piedi) dice lo sceriffo ai suoi uomini guardando
la sedia a rotelle del tetraplegico che insegue, è una delle vignette disegnate da Callahan
che, dopo l’incidente, concentra la sua forza e vitalità irriverente e beffarda
sul lavoro di vignettista.
I diritti del film
furono acquistati da Robin Williams che
ne avrebbe dovuto interpretare il ruolo principale con la regia di Van Sant. La
morte di Williams nel 2014 e di Callahan nel 2010 non hanno fermato il regista
che porta sullo schermo un film dissacrante carico di una forza che non è mai sinonimo
di violenza.
La battaglia
personale di Callahan contro l’alcolismo non è qualcosa che si può sconfiggere
da soli e così Gus Van Sant, con l’ingresso in comunità di John riesce ad affermare il
principio della comunità educante, di
una community view dentro
la quale poter affrontare, non senza dolore, un percorso di liberazione e
consapevolezza.
La forza di Callahan
afferma un principio di coesistenza e cooperazione in un percorso visivo che, mancante della sequenza cronologica, decostruisce
la trama e la ricollega attraverso il filo rosso della coscienza dell’uomo, che
non storicizza ma frammenta e analizza. In questi termini il film afferma un
principio di forza psicologica di chi
affronta un dramma senza smettere di
dirigersi attraverso la propria volontà.
John Callahan
interpretato da Joaquin Phoenix è sempre in primo piano e si racconta
attraverso la recitazione superba dell’attore
statunitense.
Emiliana Chiarolanza

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