martedì 18 settembre 2018

Sulla mia pelle film, recensione.




Sulla mia pelle, il lungometraggio girato da Alessio Cremonini ( regista di Border nel 2013 e co-sceneggiatore di Private di Saverio Costanzo) presentato a Venezia 75 ricostruisce la settimana di prigionia di Stefano Cucchi, deceduto in carcere nell’ottobre del 2009.
Film claustrofobico, intimo e calibrato nelle sue parti, Sulla mia pelle, è interpretato da Alessandro Borghi che,  nel ruolo di protagonista, spinge il personaggio nelle retrovie della sua psicologia, delineandone gli aspetti  più introversi e problematici.
Sulla mia pelle  esplora un campo minato tra le negligenze e gli abusi di un’italietta dove è difficile ricostruire con raziocinio ciò che accade.
La storia e le sorti di Stefano Cucchi, con la loro urgenza narrativa, determinano un clima di silenziosa agonia, un calvario difficile da rappresentare se non nel corpo umiliato e leso di Stefano.
Il ruolo della famiglia, Jasmine Trinca è Ilaria Cucchi sorella  di Stefano, e il legame che li stringeva, sono rappresentati con tutta la tenerezza del caso, lasciando emergere quel passato di eroina di Stefano, difficile da metabolizzare e con cui  fare ancora i conti.
Un bell’ esempio di cinema civile, Sulla mia pelle di Alessio Cremonini,  con la responsabilità di rappresentare e dare voce e corpo a un fatto vergognoso della cronaca italiana, e su cui rimane la coscienza di stringersi intorno a chi, tra le file dei senza appello,  non ha avuto il riconoscimento dei propri diritti.

Emiliana Chiarolanza


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