lunedì 11 marzo 2019

"La casa di Jack" un film di Lars Von Trier



Lars Von Trier con “La  casa di Jack” (interpretato da Matt Dillon)   costruisce una monadologia indifendibile che lui stesso, con un’operazione di retactatio conclusiva,  termina la narrazione.
Jack, un serial killer dalle non comprovate doti progettistiche di architetto, instaura un rapporto di un egocentrismo asfissiante tra sé e il mondo, laddove esiste da solo in una molteplicità di prove di convivenze possibili tra il suo delirio di onnipotenza e gli “incidenti” – come lui stesso li definisce- ovvero incontri dal macabro finale.


Cinque lunghi “incidenti”, cinque lunghi supplizi di vittime inconsapevoli in un fiume impercorribile di ricordi d’infanzia e un presente, decadente e inconcludente, in cui divampa la sua sete di potere- delirio assassinio.

Non c’è posto, nel film, per una riflessione sul Male, e sembra paradossale, ma piuttosto ciò che viene evidenziato come concetto-valore di Bene.

Il Bene di Lars Von Trier non risiede negli occhi straziati delle vittime, piuttosto in una sorta di pensiero collettivo, laddove ritorna l’immagine, rubata all’ infanzia di Jack, di un gruppo di agricoltori che insieme lavorano i campi e che respirano all’ unisono.

Un’immagine di una seducente bellezza che si contrappone all’ inverosimile e  dilaniante assassinio ripetuto di Jack contro l’equilibrio degli altri, la loro ricerca personale, il loro bisogno.

Quando raggiungiamo insieme l’inferno dantesco guidati da Virgilio, (Bruno Ganz) allora il classicismo prende spazio e, il tempo della Nemesi, così come ci narra lo stesso Virgilio, sconfigge la Hybris, riprendendo i concetti greci della tracotanza(hybris) e della giustizia divina (Nemesis).

In questa altisonante classicità Lars Von Trier  de-costruisce allora la sua casa dell’arte, la casa di Jack, un ammasso disordinato e caotico che mal tiene fede al suo ideale di solitudine e silenzio tradendo, quindi, infine anche se stesso.

Inutile rimarcare lo slancio misogino del regista e le sue divagazioni in realtà spesso scontate ma vale la pena sprofondarci e guardare lo splendore di quei  Campi Elisi che così ben si incorniciano con forza contro una fin troppo scontata solitudine per la visione distorta di Jack, di libertà.

Emiliana Chiarolanza


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