giovedì 18 aprile 2019

La città in fuga...



Quando cominciarono a crollare le grondaie, tutti capirono che ciò che non era stato accomodato in tempo  si sarebbe distrutto. Di lì a poco  la città, infatti, sarebbe stata evacuata, o meglio se ne sarebbe andata, fuggita, scappata, evasa.
La città barocca  dalle forme  gotiche  si era ribellata.
Ecco allora il volto autentico di una rivoluzione in atto, in barba a tutti i volontari astorici  e alle lotte per  un potere ammuffito sui baffi di un fu, remoto e dimenticato….
 Ci fu chi tirò un sospiro di sollievo noncurante della tragedia in atto ma già vedeva troppo avanti a sé e non conviene, non in  una spicciola utilità d’allarme.
Tra questi, quella  donna dal volto adulto e dalle mani piccole  che si coprì il petto con le borse della spesa, lei si incamminò verso l’ impervia e lunga salita rosata illuminata   da  lampadine  che simili a  spine si allineavano lungo gli ambo i lati della strada  e che illuminavano il cammino.
Il passato  col volto del vento si impadronì dell’intero quartiere e nel proprio nome  distruggeva l’adesso per quel che fu .
Le grondaie si rotolavano giù dalle scalinate e i colombi esausti,  decisero che potevano risalire ad un cielo più vasto e usare quelle ali arrugginite di smog.
Le scuole si intasarono di viandanti sudati e i cortili si addensarono di zaini ambulanti.

Se fosse esistito un tempo più clemente avrebbe accettato il compromesso di  una fuga più composta e ordinata, lasciandoli fermi a pensare a cosa stesse accadendo. Ma non c’era molto da fare se non attendere  un arresto, seppure    momentaneo,  perché  si potesse fuggire senza scappare così ingloriosi. Il sole, implorato come una madonna, era come crocifisso sulle nubi e nessun groviglio di collane lo avrebbe aiutato.
Emiliana Chiarolanza

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