Se dovessero chiedermi come una lavatrice possa testimoniare del mio amore potrei rispondere che in effetti lei sa tutto.
Quel suo aggrovigliare senza sosta i capi di una settimana, di sogno in sogno e goccia e goccia, potrei dire che quella lavatrice sono io.
Intera, in moto, in terrazza, con un caffè che dà alla testa e le dita nell’interruttore.
In fin dei conti che conta scrivere di una lavatrice… eppure la mia, prima viola, poi arancio, poi di nuovo bianca è testimone viva dello specchio che ho trovato in primavera sulla riva dell’onda che chiedeva al piede di sostare a riva e al cuore di ...
Ho chiesto spaventata a tanto fragore di chiudere almeno gli occhi su quella superficie di iodio che mi strappava il disegno dell’anima.
È lì, dal chiaro pezzo d’oceano con vento e barca spiega e gioca su una giornata priva di utile e una città di emozioni e sfumature tutte immerse e colorate come fossero fili di lana intrecciati.
Un tutt’intorno gioioso che si placa sul migliore dei modi nascosti in cui si può sentire un amore. Sulla dinamica dell’immortalità di un bacio ho sentito medici e contadini e in tutte queste case mi hanno confermato l’esistenza di alcune specie di vegetali che non si modificano almeno fino a quando teniamo noi gli occhi aperti.
L’impronta del secolo scorso non è una poesia, né una canzone, né una cosa che mi somiglia, ma un quartiere di un romanzo di Brèton, o un Mille e una notte, un vero piacere di sognare per il piacere di raccontarlo.
Ho letto che è una pittura molto originale, un’idea sensibile, una forma d’amore generosa che ripudia la guerra e il tango e che lascia senza fiato.
Che direbbe Rimbaud di questo veleno non bevuto… e la cicuta? È l’opposto, l’inverso, e poi il bosco sull’isola e il gioco del crepuscolo che con l’ombra riapre al corridoio della notte prima che sia tardi, prima della luna.
Questa dichiarata legge del rovescio ha il potere di contemplare una frase in mezzo a quest’argento dove si cola l’oscurità.
Non so cosa significa curvarmi sulla curiosità di abolire il tempo per una scorciatoia della storia. “Desidero dimenticare ed essere dimenticato” così oggi e ieri. Questo viaggio immaginario sulla certezza di un’epoca è un sogno per l’arte e una favola da raccontare né luogo né pomeriggio di un pianeta.
Questa moltitudine di principi sentimentali mi rende cieca, e leggere è inutile e tutto il resto.
Che dramma un amore che precede e succede a un altro e un altro ancora, e grande vela scompari all’orizzonte e visita un mondo nuovo che conti qualcosa.
Questa nudità del cuore che si occulta sotto i cappelli di altri trascrive un nastro che si riavvolge, allora sono sorda, e allora e scosse e fulmini e fragore su una nave nella nebbia che generosa mi accorcia di nuovo la distanza da un bacio al tramonto sotto la torre impotente.
Questa vaga idea di folla e fretta e quest’albero connesso al tempo.
Che paura la primavera, è la
stagione dell’infinito.
Emiliana Chiarolanza

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