lunedì 20 maggio 2019

Recensione film Dolor Y Gloria di Pedro Almodòvar


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Pièce autobiografica di Almodòvar, Dolor y gloria riflette il percorso esistenziale e personale dell’autore che con balzi all’indietro e un piede in un presente a tratti angosciante, ripercorre pezzi di vita personali in una sovrabbondanza di emozioni e nuove consapevolezze di vita.
Salvador Mallo, il regista interpretato da Antonio Banderas è invitato alla visione del suo film Sabor, restaurato. Decide allora di rivedere il protagonista del film Alberto (Asier Etxeandia) che non vede dal termine delle riprese.
Lo stupore di Alberto e l’amaro di un’amicizia interrotta sezionano il passato in frammenti di ricordi sparsi prima di riunirsi come in un puzzle in una visione unitaria che soltanto alla fine del film prenderà forma, in un discorso meta cinematografico dove Penelope Cruz intarsia un’interpretazione post neorealista  il ritratto di una donna di un passato ancora da metabolizzare.
Stati alterati di coscienza di Mallo  e Alberto e l’intreccio di vita e spettacolo inteso non come spettacolarizzazione estetica ma come riproduzione coscienziale utile a una collettività, come esperienza – simbolo da comunicare agli altri, ecco che il passato torna a bussare alle porte fino alla tenerezza dell’incontro finale con un amore del passato.
Il valore della scrittura, allora, in un racconto, che nell’unicità del personaggio, ritrova una coralità non omogenea fatta di voci soliste che non si eguagliano.
I personaggi di Almodòvar seguono l’epilogo della scena come giusta soluzione a una varietà di sistemi emotivi che compongono la scena di Dolor y Gloria.
Lo stesso Salvador si cerca attraverso le persone in una circolarità quasi fatale ma che riesce a donargli una nuova forza, una nuova linfa.
L’importanza dell’altro, allora, come specchio e come diversità che non spaventa e non spodesta ma continua a incuriosire perché parti di una narrazione globale.
“Non sei stato un buon figlio” rivela una madre affannata e stanca come se l’arte lo avesse adottato in una nuova famiglia, consacrato in un nuovo abito lontano dal mondo rurale con cui sta trattando una pacificazione.
Un’esortazione a cercare la propria strada anche se lontana dai dettami familiari e sociali? Lo slancio libertario che sempre contraddistingue Almodovar è presente come non mai con un Banderas meraviglioso.
Da vedere.
Emiliana Chiarolanza
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