L’incipit
della narrazione de Il Traditore
di Bellocchio ricorda molto la finestra
sul passato de Il gattopardo di Visconti.
Stavolta la finestra si apre nella notte di Santa Rosalia, quando due famiglie di Cosa Nostra cercano, con quest’incontro, un accordo sul traffico
dell’eroina a Palermo e in Sicilia.
L’eroina ha cambiato Cosa Nostra, e uccide anche i
loro ragazzi.
Questa la scena iniziale in cui Tommaso Buscetta(Pierfrancesco
Favino), “un soldato semplice”, come si definisce lui stesso, della cosca, si muove attorniato da amici e familiari che,
come da cronaca, spariranno moralmente e fisicamente.
Film testimonianza e di vibrante impegno civile, Il
Traditore di Marco Bellocchio , con un Favino meraviglioso, ricalca un ritratto
autentico di un personaggio mai simpatico e mai crudele che si arruola alla
cosca in difesa di pochi valori dei quali si sente derubato e tradito dalla
famiglia di Totò Riina e dai corleonesi.
La coscienza ci parla, e, seppure in modo ambiguo,
il ripercorrere continuo del tempo di Buscetta riesce senz’altro a tracciare un
vissuto coscienziale, abbozzato, schizzato eppure presente.
I sogni di Buscetta che animano le sue notti
inquiete affondano la lama nella sua moralità che si specchia poi nella figura
di Stato, in quel Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) dilaniato dalla bomba del 23 maggio1992.
Il maxi processo della metà degli anni ‘90 allora
costruisce un sodalizio tra chi non si pente, Buscetta non si definirà mai un
pentito, e chi indaga sull’Italia degli intoccabili.
Ecco allora che Bellocchio ci riapre le questioni di
mala politica e mal governo in un’ottica di spasmodica ricerca delle radici di
una questione morale ancora aperta.
I topi, di buzzatiana memoria, stavolta a grappoli
scappano impauriti.
È la macchina dello Stato che ruggisce, e non come
quelle tigri in gabbia che appaiono nei ricordi di Masino, ma con la
determinazione di una caccia spietata, con 475 imputati e l’ergastolo di Calò (Fabrizio
Ferracane) e Riina (Nicola Calì)
Il
confronto tra il compare Calò e Buscetta è riportato fedelmente in una
ricostruzione dettagliata e accorata con Falcone anche nelle parole della Rosaria
Costa, vedova dell'agente Vito Schifani, testimoni di un passo della storia
italiana.
E
infine Totuccio Conturno, (Luigi Lo Cascio) anch’egli pentito, ci lascia con l’amaro
di quella sete di vendetta che lo Stato non ha appagato, un personaggio che
ritaglia, grazie all’interpretazione di Lo Cascio un senso di sospensione anche
laddove non c’è più posto in Italia per lui.
Film di bellezza indiscussa con un Bellocchio
politico che tuona, nei tempi di un’opinione pubblica appiattita e distratta.
Emiliana Chiarolanza

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