Pietro
Marcello costruisce con Martin Eden uno spazio sociale devastante e delirante
all’ interno del quale estremizza e decontestualizza, in un’operazione
universalistica di ideali, l’“utopia” di un’eguaglianza sociale, il diritto al lavoro,
diritto alla partecipazione politica e sindacale.
Film
definito dal critico cinematografico Paolo Mereghetti “filosofico”, Pietro Marcello, con una libera rilettura
dell’omonimo romanzo di Jack London, attraversa il tempo con un certo
virtuosismo tecnico-fotografico, inserendo delle video- istantanee affascinanti
come una raccolta di polaroid e costruendo un passaggio memoriale, di memoria
affettiva e sensibile che determina il carico emozionale del personaggio
protagonista Martin (Luca Marinelli).
La
trama, scomposta, ricomposta, distrutta e reinventata supporta un’ideologia di
base cioè quella della costruzione di un’identità personale fatta di storia
biografica e sentimenti al di là delle costrizioni sociali che impongono prezzi
e bisogni all’individuo.
Da
marinaio a bracciante, da scrittore a poeta, Martin rincorre un talento
occultato dal suo essere sgrammaticato, l’istruzione istituzionale e il volo
irregolare della scrittura con le sue cadute e le sue morti.
Spingendoci
verso una critica non formale del film, si potrebbe individuare una particolare
critica al contesto partitico-sindacalista: l’impossibilità dell’intellettuale
organico al partito politico.
Martin,
pur condividendo l’ideale socialista, ne risulta escluso per atteggiamenti,
risorse intellettuali non unidirezionali, per temperamento.
Chi
è allora Martin Eden?
Martin
è un talentuoso scomodo e irriverente che accetta la ricerca del proprio stare
al mondo come sfida totale senza perderla e senza vincerla.
L’inadeguatezza
della società ad accogliere la sua “genialità”, esistenziale prima che di
scrittore, lo conduce verso un’esplorazione continua di nuovi bisogni e letture
e luoghi.
Ma
perché film filosofico?
Estratta
la Storia come sostanza vitale e funzionale al racconto del primo Novecento, la
formazione dei partiti di massa e l’ideologia socialista, rimane la domanda
filosofica sull’ Essere e l’Esistere in un continuo dialogo con i suoi
interlocutori: la fidanzata, la moglie, l’amico e il nemico (il padrone), chi
sono io? E chi riesco ad essere nel mondo?
In
questo circuito di domande sul rapporto tra Sé e il mondo Martin rinuncia a
qualcosa e sopraffatto dal rimpianto per un mondo che non c’è e convinto che
non si possa costruire affermerà in maniera estrema la sua volontà.
Emiliana
Chiarolanza

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