venerdì 20 settembre 2019

Visioni possibili: Martin Eden un film di Pietro Marcello



Pietro Marcello costruisce con Martin Eden uno spazio sociale devastante e delirante all’ interno del quale estremizza e decontestualizza, in un’operazione universalistica di ideali, l’“utopia” di un’eguaglianza sociale, il diritto al lavoro, diritto alla partecipazione politica e sindacale.
Film definito dal critico cinematografico Paolo Mereghetti “filosofico”, Pietro Marcello, con una libera rilettura dell’omonimo romanzo di Jack London, attraversa il tempo con un certo virtuosismo tecnico-fotografico, inserendo delle video- istantanee affascinanti come una raccolta di polaroid e costruendo un passaggio memoriale, di memoria affettiva e sensibile che determina il carico emozionale del personaggio protagonista Martin (Luca Marinelli).
La trama, scomposta, ricomposta, distrutta e reinventata supporta un’ideologia di base cioè quella della costruzione di un’identità personale fatta di storia biografica e sentimenti al di là delle costrizioni sociali che impongono prezzi e bisogni all’individuo.
Da marinaio a bracciante, da scrittore a poeta, Martin rincorre un talento occultato dal suo essere sgrammaticato, l’istruzione istituzionale e il volo irregolare della scrittura con le sue cadute e le sue morti.
Spingendoci verso una critica non formale del film, si potrebbe individuare una particolare critica al contesto partitico-sindacalista: l’impossibilità dell’intellettuale organico al partito politico.
Martin, pur condividendo l’ideale socialista, ne risulta escluso per atteggiamenti, risorse intellettuali non unidirezionali, per temperamento.
Chi è allora Martin Eden?
Martin è un talentuoso scomodo e irriverente che accetta la ricerca del proprio stare al mondo come sfida totale senza perderla e senza vincerla.
L’inadeguatezza della società ad accogliere la sua “genialità”, esistenziale prima che di scrittore, lo conduce verso un’esplorazione continua di nuovi bisogni e letture e luoghi.
Ma perché film filosofico?
Estratta la Storia come sostanza vitale e funzionale al racconto del primo Novecento, la formazione dei partiti di massa e l’ideologia socialista, rimane la domanda filosofica sull’ Essere e l’Esistere in un continuo dialogo con i suoi interlocutori: la fidanzata, la moglie, l’amico e il nemico (il padrone), chi sono io? E chi riesco ad essere nel mondo?
In questo circuito di domande sul rapporto tra Sé e il mondo Martin rinuncia a qualcosa e sopraffatto dal rimpianto per un mondo che non c’è e convinto che non si possa costruire affermerà in maniera estrema la sua volontà.
Emiliana Chiarolanza


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