È possibile narrare la storia attraverso le
immagini? Il Sale della Terra, di Wim Wenders, è la storia biografica di
Sebastaiao Salgado, fotografo brasiliano che si è impegnato con passione nella
ricostruzione di avvenimenti storici attraverso lo strumento fotografico. Film
storico e cronachistico, sembra che il suo scopo principale sia rendere ed estendere l’etimologia di “storia” in una
sorta di traduzione in linguaggio per immagini. La testimonianza diretta e la
denuncia non come riduzione minima personale ma qualcosa che riguarda
l’ingerenza del circuito comunicativo. Un processo e un discorso che annullano
la posizione dello spettatore che contempla un messaggio, in quanto il
fotografo attraverso la sua denuncia-racconto fotografico partecipa agli eventi
in un confronto dialettico con un’enorme varietà di codici comunicativi, instaurando
una relazione di rimando alla camera e
al pubblico, come estensione massima dell’iconosfera. Premettendo
un’esplorazione massima, la funzione del direttamente vissuto è la prassi, per
spiegare la pratica della fotografia, archiviare e testimoniare in uno sforzo
oggettivante del concreto e la condanna all’astrazione, alla riflessione sul
fatto. La ricerca della frontalità, dunque, e la dignità dell’immagine, un
“attenti” che costituisce il limite e un’intuizione inconscia verso lo
spettatore che interiorizza l’immagine obbedendo al principio di frontalità in
una posizione critica delle ridescrizione emotiva, ciò che vede gli “fa orrore”. Non c’è quasi
niente di bello in ciò che fotografa Salgado, la critica interna alle posizioni
di passività politiche, e la creazione di una sorta di Bildung della povertà e della guerra
attraverso una schiera di comunità indigene che combattono la miseria e la
fatica. Non una curiosità sociale, ma un interesse politico sul rifiuto
dell’organizzazione verticistica, che crea periferie. Così come i lavoratori
delle industrie petrolifere e la loro resistenza alle pressioni esterne per lo
sforzo produttivo. La guerra nelle
società come rifiuto e annichilimento
del “dono” libero e gratuito della vita, l’interruzione della trasmissione del diritto e la distruzione
dello Stato-Provvidenza per cui tutto è residuo. Il diritto alla testimonianza
allora come profondo valore culturale e di dignità per chi vuole essere
guardato e fotografato in un atto di resistenza che si oppone alla morte sotto
forma di un’opera d’arte e di lotta
degli uomini.
Emiliana Chiarolanza
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