martedì 3 luglio 2018

Il sale della terra... recensione





È possibile narrare la storia attraverso le immagini? Il Sale della Terra, di Wim Wenders, è la storia biografica di Sebastaiao Salgado, fotografo brasiliano che si è impegnato con passione nella ricostruzione di avvenimenti storici attraverso lo strumento fotografico. Film storico e cronachistico, sembra che il suo scopo principale sia rendere ed  estendere l’etimologia di “storia” in una sorta di traduzione in linguaggio per immagini. La testimonianza diretta e la denuncia non come riduzione minima personale ma qualcosa che riguarda l’ingerenza del circuito comunicativo. Un processo e un discorso che annullano la posizione dello spettatore che contempla un messaggio, in quanto il fotografo attraverso la sua denuncia-racconto fotografico partecipa agli eventi in un confronto dialettico con un’enorme varietà di codici comunicativi, instaurando  una relazione di rimando alla camera e al pubblico, come estensione massima dell’iconosfera. Premettendo un’esplorazione massima, la funzione del direttamente vissuto è la prassi, per spiegare la pratica della fotografia, archiviare e testimoniare in uno sforzo oggettivante del concreto e la condanna all’astrazione, alla riflessione sul fatto. La ricerca della frontalità, dunque, e la dignità dell’immagine, un “attenti” che costituisce il limite e un’intuizione inconscia verso lo spettatore che interiorizza l’immagine obbedendo al principio di frontalità in una posizione critica delle ridescrizione emotiva,  ciò che vede gli “fa orrore”. Non c’è quasi niente di bello in ciò che fotografa Salgado, la critica interna alle posizioni di passività politiche, e la creazione di una sorta di  Bildung della povertà e della guerra attraverso una schiera di comunità indigene che combattono la miseria e la fatica. Non una curiosità sociale, ma un interesse politico sul rifiuto dell’organizzazione verticistica, che crea periferie. Così come i lavoratori delle industrie petrolifere e la loro resistenza alle pressioni esterne per lo sforzo produttivo.  La guerra nelle società come  rifiuto e annichilimento del “dono” libero e gratuito della vita, l’interruzione  della trasmissione del diritto e la distruzione dello Stato-Provvidenza per cui tutto è residuo. Il diritto alla testimonianza allora come profondo valore culturale e di dignità per chi vuole essere guardato e fotografato in un atto di resistenza che si oppone alla morte sotto forma di un’opera d’arte e di  lotta degli uomini.



Emiliana Chiarolanza

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