Un faro centrale s’accende con rumore di scatto fotografico.
Interno. Squilli di telefono da lontano. Entra il soggetto in tuta nera.
In sottofondo Radicalfashion / Photo Dynasmo.
(Assonnata) Fu la prima volta che mi persi.
Pausa
Come la pagina squarciata dai colori però, in una sordità colorata che si espandeva sbalordita sopra me stessa. Un cielo prossimo alla camera fino al tempo in cui ti chiedi se sei sveglia. Allo stesso modo le parole del sonno prendevano forma di nuvole mentre rimanevo col fiato sospeso tra la strada, uno schermo del cinema il mio viso tra altri visi conosciuti che pian piano mi fiancheggiavano per poi sparire.
Si accende uno schermo cinematografico alle spalle con rumore di scatto fotografico
(Euforica) Mi piace Pasolini, concepisco però un rifiuto di svelarne i contenuti. Guardavo Salò, secondo me è durato tutta la notte, prima che mi rivestissi per andare all’Università. E dicevo che mi ero persa. Mi trovavo in un corteo, una manifestazione, ero per strada.
Un viale di luci incastonate in terra si accende in scena
Mi piace la mia casa. (Incrocia le mani e si sposta di spalle, guardando lo schermo). Dico che era una manifestazione per il diritto alla casa, un diritto universale, ma come se stesse per succedermi qualcosa, avevo perso ogni barlume di consapevolezza.
Una mia abitudine eccentrica mi spingeva a bere un caffè, idealizzare una vagabonda su un foglio di carta e nello stesso tempo ostentarne la stabilità esistenziale.
Rimango ancorata al mio comodino ancora qualche po’ di tempo… sono passate 14 ore e penso al mio armadio, manifestare per la casa ha un senso aulico come un trattato di filosofia.
Entra un uomo con un libro tra le mani che si accende una lampada accanto.
Ritorna a guardare la sala, rumore di scatto fotografico
Ma vorrei organizzare un discorso con gli altri ma non li trovo.
(Tono acuto, frettolosa) Sbircio tra la folla ma vedo un fiume che scorre da lontano, così barcollando in questa letto di persone, mi accatasto come un libro in un percorso diritto. In questa piattaforma riesco a tenermi sotto controllo le ansie perché non conosco questa città ed ho paura di non saper tornare indietro. Tra questi volti riconosco quello del dott. Di Resti. Fino a che non arrivo alla visita medica in ritardo mentre la marcia precipitosamente si avvia alla fine del viale dove ho perso tutti e sento solo il fragorio dell’acqua del fiume sul letto.
Entra in scena un uomo che attacca alla parete il quadro dello Tsunami di Kanagawa
(Tono arrendevole) Già il letto, il letto dello studio medico mi fa increspare le labbra. Tutto quel bianco che scintilla dalle pareti e sui mobili. Mi piacerebbe costruire una memoria alternativa che sappia rendere meno debole questo ambiente che mi si accascia addosso. Ma sono mie supposizioni, certo.
L’uomo con un libro tra le mani si accinge ad indossare un camicie bianco da medico e la invita a stendersi su un lettino da visita.
Sto bene, dormo spesso durante il giorno dottore, si ne sono consapevole, devo curare la mia narcolessia. (Buio)
Emiliana Chiarolanza

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