mercoledì 27 giugno 2018

Le cose che verranno, film…. recensione




L’Avenir, tradotto in italiano come Le cose che verranno  rappresenta la quinta fatica di Mia Hansen-Løve, è un film scritto con maniacale attenzione al linguaggio dal quale si evince una spiccata predisposizione all’indagine psicologica dei suoi personaggi. Per chi abbia visto Il padre dei miei figli, è facile immaginare che il lavoro della Hansen-love rappresenti non soltanto la disfatta di ogni magnificenza cinematografica ma soprattutto la variante che esso può rappresentare come racconto, come sceneggiatura. Nathalie interpretata da una raffinata Isabelle Huppert è una donna di mezza età che vive la ferita dell’abbandono. Il marito Heinz la lascia per un’altra donna e al contempo viene a mancare la madre. Una donna Nathalie che come essa stessa dice, ha una vita intellettuale intensa, insegnante di filosofia e abile conversatrice irradia per tutta la durata del fil una forza interiore tutta al femminile. Mentre nel Padre dei miei figli, il protagonista maschile, si arrendeva alle difficoltà economiche e viveva un ripiegamento esistenziale drammatico, la Nathalie di L’Avenir affronta con determinazione i problemi senza che sia violenta. La depressione come ripiegamento violento è del tutto assente piuttosto l’importanza delle parole che la protagonista utilizza come unica arma e che la rendono vittoriosa, capace, efficace. Orso d’oro a Berlino per la Miglior regia, la narrazione è principalmente affidata all’interpretazione della Huppert. “Insegno ai ragazzi a pensare con la propria testa” recita la protagonista. Un film sulla vitale importanza della vita interiore-intellettuale e sulle parole. Un film alla Rohmer, per dirla tutta, che mi ha ricordato Rayon vert. Perché Nathalie non vuole vincere su un amore perduto, né sulla propria tristezza né allo stesso tempo si arrende ad essa, quanto piuttosto rappresenta il volto più genuino del pensiero, la semplicità di un discorso pensato per sé e che trova ragion d’essere negli altri, in una comunità con la quale verrà in contatto. Emiliana Chiarolanza 

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