In sala dopo 35 il sequel di Blade Runner
Non c’è pioggia né opacità surreali nel film di Denis Villeneuve, che con Blade Runner
2049, citando il poeta A. Rimbaud e la
sete malsana oscura le mie vene.
Sinossi
Durante
la cattura di un Nexus da parte dell’agente K della polizia di Los Angeles
(Ryan Gosling) viene a conoscenza di un segreto che sconvolge l’equilibrio
dell’agente. Questi si mette alla ricerca di Rick Deckard (Harrison Ford), un
ex blade runner di cui si sono perse le tracce da 30 anni.
Geometrico e silenzioso, Blade Runner 2049 indaga
sul mistero della creazione e della procreazione come potere e come
possibilità. Se l’umano non ci appartiene allora ci appartiene l’universo come
unità di potenza e di misura. Mentre i blade runner di 35 anni fa rivendicavano
una propria autodeterminazione, qui si tratta di affrontare il desiderio di
essere come possibilità di creare per sé
stessi. Riconducendoci ai temi di A.I. di Spielberg c’è la stessa anima e il
desiderio di questa che pulsa dietro la robotica e gli innesti, i sogni sognati
da qualcun altro, la possibilità di essere figli e procreatori.
L’universo urbano di metropoli fantascientifiche si
muove con l’occhio meccanico definendo uno spazio che non è interstellare bensì
come luogo potremmo dire teologico laddove esiste un mistero. Un film magnetico
il Blade Runner di Villeneuve che dirige un’opera con una personale autorità
ponendo interrogativi sulla miseria dell’umano. Abbraccia i limiti del non possibile il tutto in uno
spazio vasto, coordinato da una geometria che non rassicura ma che rappresenta
una stagione dell’umano e del post umano.
Emiliana Chiarolanza

Nessun commento:
Posta un commento