martedì 26 giugno 2018

La terra dell'abbastanza recensione




La terra dell’abbastanza
Sinossi
Manolo-Andrea Carpenzano e Mirko- Matteo Olivetti sono due amici, o come si definiscono fratelli, che studiano insieme all’istituto alberghiero , pochi soldi, tante risate.
La spensieratezza dei loro diciotto anni viene turbata da un incidente stradale in cui i due investono un capo clan pentito. Il padre di Manolo- Max Tortora,  sostiene il figlio a svoltare, a unirsi al clan servendosi del merito di aver fatto fuori un pezzo grosso. I due allora si affiliano al clan come giovani sicari e papponi.

La terra dell’abbastanza non è un film sull’innocenza ma parla della perdita della giovinezza, non è un film sulla Malavita, ma è evidentemente coinvolto in un processo morale che riflette sulla realtà criminale italiana e infine non è un film sui sentimenti nonostante i chiari richiami ai legami emozionali che naturalmente sussistono tra le persone.
Un film promettente, ha scritto qualcuno, un film girato non senza fissazioni giovanili, i fratelli d’Innocenzo hanno appena trent’anni ma  segnano  il bersaglio al centro.
Ricco di riflessioni sulla società come contenitore essenziale e essenzialmente vacante di etica e incapace di produrre aspirazioni da poter realizzare tra le nuove generazioni, c’è chi sogna il reality, chi di fare molti soldi, e notevole lo sforzo di riprodurre la scena di due diciottenni alle prese con la vita da grandi.
I soldi. Quale valore per quali persone.
Personaggio positivo Milena Mancini nei panni della mamma di Mirko, che si insinua come rapporto etico con gli altri in nome di una fedeltà a sé stessi e non perché essa paghi in termini economici.
Il film incuriosisce perché non solo descrive il degrado morale come inadempienza del Sé, come mancata realizzazione in termini vitali e psicologici, ma indaga nei rapporti amicali come motore e ricerca di sé stessi.
La svolta arriverà per entrambi, catapultati nel deserto emozionale, loro che ridevano per una gomma da masticare al sapore di cicoria e che volevano lavorare come barman. Amaro e incalzante fino al termine della narrazione, i gemelli D’Innocenzo calano il sipario sulla periferia, simbolicamente i margini, non raccontano, in effetti,  la periferia, e ci lasciano lì con una grande voglia di pioggia che non arriverà nel deserto urbano che essi  hanno rappresentato.

Emiliana Chiarolanza







Nessun commento:

Posta un commento

Un eco sul blu

                                                            La terra che ci si mostrava in lontananza e che scorgemmo dalle punte delle ...