La
terra dell’abbastanza
Sinossi
Manolo-Andrea Carpenzano
e Mirko- Matteo Olivetti sono due amici,
o come si definiscono fratelli, che
studiano insieme all’istituto alberghiero , pochi soldi, tante risate.
La spensieratezza dei loro diciotto anni viene
turbata da un incidente stradale in cui i due investono un capo clan pentito.
Il padre di Manolo- Max Tortora, sostiene il figlio a svoltare, a unirsi al clan servendosi del merito di aver fatto
fuori un pezzo grosso. I due allora si affiliano al clan come giovani sicari e
papponi.
La terra dell’abbastanza non è un film
sull’innocenza ma parla della perdita della giovinezza, non è un film sulla
Malavita, ma è evidentemente coinvolto in un processo morale che riflette sulla
realtà criminale italiana e infine non è un film sui sentimenti nonostante i
chiari richiami ai legami emozionali che naturalmente sussistono tra le
persone.
Un film promettente, ha scritto qualcuno, un film
girato non senza fissazioni giovanili, i fratelli d’Innocenzo hanno appena
trent’anni ma segnano il bersaglio al centro.
Ricco di riflessioni sulla società come contenitore
essenziale e essenzialmente vacante di etica e incapace di produrre aspirazioni
da poter realizzare tra le nuove generazioni, c’è chi sogna il reality, chi di
fare molti soldi, e notevole lo sforzo di riprodurre la scena di due
diciottenni alle prese con la vita da
grandi.
I soldi. Quale valore per quali persone.
Personaggio positivo Milena Mancini nei panni della
mamma di Mirko, che si insinua come rapporto etico con gli altri in nome di una
fedeltà a sé stessi e non perché essa paghi in termini economici.
Il film incuriosisce perché non solo descrive il
degrado morale come inadempienza del Sé, come mancata realizzazione in termini
vitali e psicologici, ma indaga nei rapporti amicali come motore e ricerca di
sé stessi.
La svolta arriverà
per entrambi, catapultati nel deserto emozionale, loro che ridevano per una
gomma da masticare al sapore di cicoria e che volevano lavorare come barman.
Amaro e incalzante fino al termine della narrazione, i gemelli D’Innocenzo
calano il sipario sulla periferia, simbolicamente i margini, non raccontano, in
effetti, la periferia, e ci lasciano lì
con una grande voglia di pioggia che non arriverà nel deserto urbano che essi hanno rappresentato.
Emiliana Chiarolanza

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