martedì 26 giugno 2018

Appunti per una recensione.... Il filo nascosto


l linguaggio ha più a che fare con l’estetica che con la pratica….
Con questa ermetica citazione della scrittrice  belga  Amèlie Nothomb apro il sipario sulla narrazione cinematografica di Paul Thomas Anderson con il suo “Il filo nascosto” in proiezione nelle sale.
Perché citare la Nothomb? Perché impariamo a sussurrare un linguaggio mai praticato ma carico dell’eleganza dei sensi che mai ostentano e mai risultano  informali, spontanei, ma sempre costruiti su una ragionevole volontà di apparire ciò che si è, ma nel miglior modo possibile.
Daniel Day Lewis implacabilmente elegante traccia il filo di un abito da indossare perché sia sempre la  festa degli altri
Reynolds Woodcock - Lewis è un noto e stimato sarto nella Londra degli anni 50… dedito al lavoro si intende già dalle prime battute che sia difficile per un uomo come lui riuscire a realizzare un amore, una dedizione, un desiderio con una donna.
Vive con la sorella ( Lesley Manville ) , una donna che sa vivere con lui e le sue relazioni… instabili, eteree, inconcludenti.
Ecco allora che arriva Alma( Vicky Krieps)   sulla scena, ne farà la musa, la modella, la dea…
In un intreccio di amore, cura, passione e distruzione, i due personaggi descriveranno una scena sontuosamente drammatica fino ad arrivare al limite, di Reynolds Woodcock  e di Alma.
Non è la storia antica di Eros e Thanatos eppure ci porta lì,  all’aria di una morte velenosa di una relazione che cela dietro tanta bellezza, una voce macabra e terribile. Perché negare eros e thanatos? Soltanto perché la morte in realtà non determina alcunchè se non la sua comparsa … l’idea , l’ombra come ultimo limite , come ultima voce.
Chiedersi chi si è prima del passo definitivo…. E allora si cammina nella potenzialità dell’esistenza  come un inesauribile divenire,  come scenario di progressivo abbandono alla vita. E allora la vita e l’esistenza non rappresentano un sinonimo grammaticale ma una spossatezza visiva, non senza ironia si presuppone.
 Post-porre la vita eccelsa all’esistenza misera e miserabile ma venerabile perché irriducibile ..l’esperienza dell’amore allora rappresenta una totalità emozionale raramente sostituibile. In questo trionfo di una gioia quasi terribile ci si dimentica finalmente della vanità e si ricomincia da lì.  

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