mercoledì 27 giugno 2018

La ragazza con la valigia




Mi sedetti, ora si tratterebbe di concepire l’inquadratura della stanza e di me che ci ruoto dentro, dalla gola alla spalla, con addosso un’obliqua paura che il disegno non riesca, che avvicinandomi a passi alla specchiera non possa garbarmi la scena. Un nuovo corpo per una nuova me, e come un fremito che mi passa dalla destra del petto alla sinistra, alla vista di questa ragazza che ha minacciato di fare le valigie ed adesso è in procinto di partire proprio sulla mia spalla. Ad ogni seduta dalla tatuatrice mi ritiro nei miei metri quadri e senza indossare niente chiudo il mio viso tra le mani e le riapro, devo ripararmi dall’impertinenza di questa donna disegnata sull’omero destro, che non mostra il viso ma i suoi capelli, fotografata di spalle che parte con una valigia tra le mani. Mi pettino e quasi balbetto, incapace di fare un discorso euforico sulla nuova venuta ancora rossa. Di goccia in goccia come i petali di questi fiori rossi sul tavolo di questo studio, vorrei concedermi un riposo, ma la sua partecipazione incontrollata al mio corpo che sembra nuovo, non so… il pericolo della sconsacrazione che da lei in poi sarò corrotta come uno sbirro. Finisca di piangere- mi dice la tatuatrice, e così, in quel nostro corpo a corpo in tre, la tatuatrice io e la donna in partenza sulla mia spalla, mi adeguo ad una insonnia nobile e virtuosa che mi concede    di rischiare queste notti finché non riuscirò a dormire con lei, senza la paura che lei insulti il mio corpo. E il presente e il sangue ed una natura matrigna emergono adesso in questa notte che splende e un fazzoletto troppo piccolo per coprire la sua figura, questa ragazza con la valigia che avanza su di me. Ogni volta che si sentiranno voci potrebbero essere inopportunamente dette per lei, che ha scomposto il mio letto bianco. E questo orologio che mi porta alla prossima seduta, l’ultima, un tic tac che non mi trova divertita né euforica ma superba e stanca per un’oziosa vagabonda che ho tatuato sulla spalla. Angoscia e seduzione mi rendono malferma, infilo la garza nel cassetto, il mio corpo è scandito da un nuovo abito nero che indosso come un sogno  psicologizzato che non vuole restare solo.    
Emiliana Chiarolanza  Evaluna Editore

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