martedì 26 giugno 2018

Frammenti identitari della natura






A un certo punto della passeggiata mi chiesi cosa dovessi in effetti aspettare… che il fiato riprendesse il suo ritmo e allora distendermi sul prato tra le margherite oppure continuare fino a farmi venire il fiatone.
La vista era occlusa da un salice nei pressi del lago, e allora si capirà che si tratta di una porzione abbastanza importante della vista, allora presi la mia decisione e proseguii lungo la strada fino alla vetta della collina.
Camminavo da sola e senza rimpiangere di non aver chiamato nessuno ripensavo al mattino precedente.
Il lavoro di divulgare e di educare e un insulso scarafaggio nero che proseguiva con me lungo i corridoi della mente.
La ricerca di una poetica definitiva e trovarla in certi angoli dei paesaggi insieme e poi non trovare la forza di stabilirne le geometrie, lasciando tutto al caso e al caos del gioco del mondo dell’uomo.
Rimanere esasperati e esasperarsi per i giochi dei sentimenti, sempre pudichi, sempre supremi… come se si giocasse all’adolescenza che rimane attorcigliata ai lacci delle scarpette.
Non la mia certo e neppure la tua.
L’ideologia sull’esistere, come un inganno che ritrovi però ai margini della strada, di chi sceglie le stelle e la spazzatura, la panchina e l’aiuola piuttosto che un pasto caldo e un lavoro sicuro.
Necessario è capirne il linguaggio, siccome si parla tanto vale intenderci.
emiliana chiarolanza

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