martedì 26 giugno 2018

Ready player one








Columbus, Ohio, 2045.  Oasis è l’universo virtuale dove vivere perché il resto del mondo lì fuori è un catastrofico paesaggio  da dove rifugiarsi il più possibile. In una sorta di gioco prospettico temporale, in cui ciascuno dei personaggi traccia una sua ipotetica esistenza realmente fuori, ecco che accade l’impossibile.
Lo scontro nel tempo virtuale nidifica e batte la realtà come soltanto alcuni supereoi sanno fare. Ma non è una trama da supereoi soltanto la potenzialità del gioco come estensione della vita seria e come elaborazione irrazionale della prospettiva vivente realistica. Giocare per Spielberg rappresenta in realtà proiettarsi in una dimensione del pieno Sé, come  aspirazione o semplicemente come sogno. “La nuova resistenza” che si anima di una serie di icone pop anni 80 che pullulano nella distopia creata da Spielberg, sulla traccia dell’omonimo  romanzo di Ernst Cline  (ed. DeA Planeta Libri) descrivono il passato come storia. E la storia del suo creatore James Halliday (Mark Rylance), indicherà la via per salvare il mondo di Oasis e le storie che ad esso si legano.
Il protagonista, colui che agisce e regola il ritmo dell’azione, è l’ adolescente Wade Watts (Tye Sheridan) che nel gioco si trasforma nel suo avatar, Parzival. È la dimensione dell’avatar che esalta l’idea del gioco virtuale come proiezione positiva del Sé, come elaborazione potenziata della propria personalità che non lascia spazio alla delusione, l’Essere inteso come un insieme d possibilità esistenziali, trova una regione espressiva e una sua saturazione. Allora il gioco è sostanzialmente vivere con gli altri per …
Le città reali e non, rappresentano per Spielberg oasi di solitudine laddove non c’è posto per il vortice sentimentale e amoroso.
La chiave di lettura di una rinascita esistenziale, deriva dalla possibilità di essere con l’altro, l’amore come percorso di soddisfacimento personale e sociale.
Emiliana Chiarolanza 

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