martedì 26 giugno 2018

The shape of water... appunti per una recensione



L’acqua e la forma della vita in una equazione onirica.
Nella Baltimora del 1962, durante la guerra fredda, gli interessi dei due blocchi  politici opposti convergono su una creatura anfibia venuta dalle acque.
C’è un’altra creatura venuta dall’ acqua che vaga sulla terraferma, la deliziosa e senza voce donnina delle pulizie. Ritrovata in fasce, abbandonata sull’acqua.
Il filo del silenzio dell’acqua, le parole  soffocate e immerse nelle onde, ci conducono in un universo di amicizie e solitudini  sul grande parapetto di una strada del centro a partecipare in qualche modo.
La solitudine e la coesione si intrecciano in un giro di valzer subacqueo, marino, lieve, muto che ammutolisce.
In un disegno scientifico sbagliato si muove la donnina che cercherà di restituire all’anfibio la dignità di un addio prima di diventare la protagonista del desiderio, il suo e il loro
un pezzo di deserto ci viene restituito perché si sistemi tutto.
Il discorso di Del Toro, sulla dignità, sull’amore, sulla verità del Bene, convince perché assomiglia a una di quelle torte al lime che servono in città, aspre e pannose, e in questo contrasto di desiderio e bisogno si muove una narrazione sotto il livello del mare, senza il peso della terra, senza il contrasto del corpo che si muove contro il vento e che impara a liberarsi nella tempesta del tempo di un amore. 
The shape of water
Regia Guillermo Del Toro
Il film ha vinto il Leone d'Oro al Festival di Venezia 2017 ed è candidato a 13 Premi Oscar 2018.

Emiliana Chiarolanza

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