La creazione estetica di bande à part è un lavoro complesso ..la presenza della voce narrante e i fatti narrati offrono una sorta ..ridotta ..di multiprospettivismo ovvero una narrazione vista da angolature differenti… un altro punto di vista.
Nessuna forma di perfezione stilistica, nessun ellittismo ma una narrazione temporale fluida, coerente.
In questa sospensione e una volontà di esibire l’esuberanza, si esprime un’idea di cinema che non è sintesi ma conflitto nel quale si muove la protagonista.
La femminilità che crea il suo doppio, casalingo e non, mondano e intimo in una ambiguità sostanziale che deruba e che uccide. In questo vuoto in cui si muovono i tre personaggi si sottrae il tempo del pathos .. alla vicinanza emotiva, alla sofferenza e maggiormente si delinea come distacco, formale.
La non esistenza e una certa volontà di creare una comunicazione in un mondo che non ci appartiene.
Non hanno memoria i personaggi di Godard… non hanno radici storiche.. nell’attuare il loro contemporaneo affermano un’esigenza intima di capovolgimento senza però che ci sia e avvenga una presa di coscienza.
Il film nasce come un insieme di immagini che affollano, un agglomerato di eventi che tutto deve stabilire. Spaziosi corridoi e tenere campagne fanno da sfondo a un omicidio e una rapina, alla brutalità alla ferocia; mai narrata, sempre sfiorata, nessuna fierezza ma soltanto uno scapestrato approccio col mondo dalle conseguenze nefaste.
Jean Luc Godard dà voce all’immediato in una incessante oscillazione tra possibile e non.
Citando Foucault l’impensato è sempre abitato.
emiliana chiarolanza

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