mercoledì 27 giugno 2018

A spasso tra cinema e filosofia, Captain Fantastic di Matt Ross





Non può esservi conoscenza senza una comunità , né esperienza interiore senza una comunità di quanti la vivono…la comunicazione è qualcosa che non viene affatto ad aggiungersi alla realtà-umana, bensì la costituisce… questa citazione di Heidegger che traggo alla pp.55 di La comunità inoperosa di Jean- Luc Nancy, mi aiuta ad introdurre ciò che rappresenta il nucleo concettuale del film Captain Fantastic scritto e diretto da Matt Ross interpretato da Viggo  Mortensen uscito nelle sale quest’autunno. Il film è animato da una sorta di entusiasmo giovanile che ricerca nella propria unicità  il senso di una ribellione fine a sè stessa non condivisa, non elargita senza che vi sia una reale continuità tra pensiero ed azione. In questo cul de sac in cui si ritrova la famiglia di Mortensen si affaccia la società contemporanea, piena di contraddizioni e di diversità cui ahimè i giovani di Mortensen non sono affatto pronti.Faccio un passo indietro alla trama, si parla di una famiglia numerosa che vive tra le montagne nel rifiuto di ogni tipo di istituzione, anche quella scolastica, e che si procura il cibo cacciando e coltivando. La natura in cui vivono non ne rappresenta quel paesaggio sublime di cui ci parlava il filosofo Remo Bodei, non rappresenta il loro limite ma la loro sfida. Un film denso, i ragazzi leggono e si indottrinano passando da Dostoevskij  a Vladimir Nabokov,  ascoltano le variazioni di Glenn  Gould  eppure perdono il senso della cultura come condivisione, dialogo,  una sorta di processo di mitizzazione della cultura che non si avvale  del suo valore più fruibile e divertente, lo spasso della chiacchiera. Il paradiso che costruisce Mortensen per chi abbia visto The Mosquito coast di Peter Weir potrebbe dedurne alcune somiglianze, non ha né porte né finestre per dirla alla Leibniz e quindi costruisce un tempo mitico tipico degli eroi. La comunità di Mortensen come tutte le società anche micro,  ha le proprie lacerazioni e la morte della madre e la presenza della finitezza nelle loro esistenze è il tessuto di comunione con la società e la liberazione dei figli dalla morte sociale
.Emiliana Chiarolanza 

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