mercoledì 27 giugno 2018

La stanza in collina

In nave verso l’isola.
Una come tutte e come nessun’altra.
Seduta al lato finestrino su una vecchia poltrona polverosa beve un caffè amaro
La nave fischia mentre il mare luccica di sole.
“Alle 7 in punto abbiamo la sveglia ricordatelo”, così Maurizio  rincuora con la sua puntuale e solenne solerzia e le  ricorda che domani mattina c’è una zona acquatica da esplorare e da riscoprire forse per lui che prima mi raccontava cose su questa cala.
Tutti le  raccontano qualcosa, svelando lineamenti romantici delle parole che usano con dedizione quasi fosse uno strumento durante l’esecuzione in orchestra, segue alcune note, si muove tra il leggio e la platea in un movimento armonioso e rigoroso, ci sono delle regole.
Quella che appartiene a Nicoletta è la regola del saper stare in ascolto, riuscire a cogliere la magia di questo discorso tra un singolo in una coralità e un individuo immerso nella propria moltitudine proprio come adesso.
In realtà è trascorso un anno  dall’ultima volta in cui ha varcato la soglia di questa famosa casa per andare alla cala, dico famosa perché fino a vent’anni fa, prima che diventasse questo felice ostello un po’ bighellone era la residenza privata di Rizzoli, il famoso editore poi ancora divenuto una sorta di centro sociale.
“Una casa tutta a punto” dice Clelia, la sorella di Maurizio.
Lì intorno è  tutto frutteto per ricordarci che abbiamo bisogno anche di tenere duro con la schiena china a raccogliere i frutti del nostro lavoro.
Il fratello di Maurizio, Carlo,  invece, è una persona disordinatissima, domani mattina lui non ci sarà alla cala con noi e non bagnerà i capelli come i loro sotto il getto di questa cascata salata che si aprirà sotto i suoi  occhi come il sipario di un vecchio teatro a lasciarla finalmente vivere una vecchia storia di cui non riconosce le forme ma di cui è già a  conoscenza come di tutto il resto.
<E’ da un anno che  non ci ritorno ma mi sembrano 10> penso che Maurizio abbia una percezione del tempo dilatata rispetto alla mia e questo lo dico a prescindere da questa frase.
Lui lascia scorrere il tempo tra le dita come sabbia, io non riesco ad essere tanto paziente.
Di storie e storielle ne avrà sentite a bizzeffe su questa residenza, sta di fatto che dal lato esterno insomma dalla strada sembra tutt’altro che vissuta.
Dal 2000 è abitatissima eppure scarna com’è non lo avrebbe mai pensato. In realtà Nicoletta preferiva pensarla come un teatro, e c’è stato un periodo in cui questo edificio è stato occupato da un gruppo di ragazzi in cerca di una casa discografica.
In quel periodo di cose ne sono state . Insomma ci sarebbe da chiedersi se un posto vale l’altro o se è la politica a fare la differenza.
Io ho la testa piena di informazioni da quando sono qui e non c’è momento che  non cerchi un po’ di chiarezza sui fatti di cui sono testimone confuso.
Questo posto le  piace molto è così ma la sua storia ancora non mi è chiara e né Maurizio, né Clelia, né Carlo mi sembrano troppo interessati a scioglierne le tessere.
Per adesso so che fino ad un anno fa si trattava di un posto occupato, parlo un po’ con i ristoratori della mensa, insomma del self service, loro mi sembrano abbastanza informati.
Durante quegli anni l’isola  nonostante semi disabitata ospitava ingenti gruppi di frikkettoni d’estate e ciò permise a svariate estati di dare alla luce questo posto a costo zero e impatto sonoro, ecco< si chiamava Impatto sonoro>, le  dice il cameriere.
<Io stesso ci sono finito a ballare più di un’estate> mi dice sornione
Deve essere stato in una di queste estati in cui ho conosciuto Cristian, lui non fa che ripetermi di aver fatto lunghe conversazioni con me sotto un cielo stellato mozzafiato ma neanche a dirlo io purtroppo stento ancora a ricordare date oltre l’anno e mezzo.
Ricominciamo dall’inizio.
Dopo l’incendio questo Impatto zero è stato evacuato e con lui i miei ricordi sulla notte.
Per adesso so che Maurizio era con me ed anche Clelia e che Carlo mi ha salvato anche insieme a Cristian di cui non ricordo che il nome, eppure eravamo insieme.
Cristian l’ha presa troppo male questa storia delle sue amnesie ma io non so proprio come fare oltre che cercare di rintracciare tutti gli indizi che mi portano a quest’isola e a questi fatti.
Non so ancora chi può rispondere  a queste domande tanto ardimentose,  in questa tela complicata di amici e altri disastri.
Emiliana Chiarolanza

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