Sani ha una densità luminosa di un’apertura vastissima, si inciampa senza
scosse nei pulviscoli del suo bagliore e mentre una nuova
cupidigia si desta sulla bocca, per lo stomaco non son che
bollicine, centinaia di bollicine chiuse in borsa.Sulla pelle
invece, come ovatta nella terra, i pulviscoli sbocciano in scure e
rinnovate gradazioni di colore.La mente ahimè, polemizza, la vista, così
sfarzosamente abbagliata, si abbandona al riposo e divaga dalla colonia di
formiche che sul fare del pomeriggio si inoltra oltre la muraglia verde della
roccia per procedere verso l’area desertica di quella parte di sabbia che
infelicemente condividiamo.
Con
turbante e borraccia si spargono e si sparpagliano, attente investigatrici
anche delle insenature di un corpo al sole che pungolano di tanto in tanto
senza alcuna forma di snobismo.
Alle 5 de
pomeriggio, persone nuove, dopo la partita col sonno, rovesciano cose e si
disperdono da piedi a capo nelle onde che piallate dalla conca della rupe,
dirigono flebilmente il peso sulla riva ghiaiosa, a tratti ruvida.
Escluso
il processo digestivo, in giro pochi e pochissimi clichè di sorta, e
questa è una abbagliante verità, una radio a breve distanza trasmette i
classici italiani degli anni ’60, nel dettaglio, Sapore di sale.
In piena
coerenza con note e parole di Paoli, trasferisco unguenti sulla cute, anche in
difesa di una certa moltitudine di insetti che accorrono all’odore di un
prosciutto cotto del discount, del fruttosio dell’uva, della
pera che sa di nulla, soltanto le sigarette li allontanano, e
allora fumo, con decisione e veemenza al gusto dolceamaro
dell’autan in spray che una volta ingerito sa di fragola.Sul fondale un
pesce pettine nuota con due pesci rossi, però, questo autarchico ermafrodita,
sprizza di socialità.
I saniani
invece no, e al lido non fanno molte docce e non mangiano troppi gelati, non
sono neanche tanto coatti, birra in spiaggia a parte.Da brava pasoliniana in
nuova voga, quest’anno c’ho un bikini pajette viola per sentirmi
in armonia con Ostia e il suo coatto e cotillon senza clichè
ovviamente, ma non discuto dell’aureo rapporto doccia-calippo, è assolutamente
un surplus, e poi comunque anche a Sani un po’ di Pasolini c’è, “Turchi in
Friuli” ci sono stati, li trovi ai bordi dei bar che si raccontano le loro
avventure così, tra una sigaretta e l’altra, tanto per scacciare gli
insetti.Una cosa la noto, l’immediato non è cosa da vacanzieri di Sani, la
musica house si ascolta con attenzione a timpani spianati, semmai
poi balleremo tutti insieme , chissà, forse dopo che sarà costruita
la dance pista e dopo che tutti questi altissimi sgabelli svedesi, su cui siamo
tutti egualmente allineati dai piedi all’aria, si saranno scalcinati per le
percosse che questi fianchi gli infliggono sotto i decibel di quello
straordinario fenomeno acustico dell’house music.La tempestività a Sani è roba
di pasticceri, in questa sezione di vendita sono operanti leggi di immediatezza
e vivace sollecitudine, i biscotti che compro a mezzanotte inoltrata per la
colazione di domani mattina, li devo assaggiare tutti e subito, qui, in
pasticceria col pasticciere .Segue discussione animata, -a me i biscotti ora
non mi vanno, ma mi va di ballare, se balli –gli dico-mangio i biscotti -alla
marmellata e alle mandorle e al miele dopo il sarago alla brace. Meno male non
ha accettato.Le tabaccherie invece, sono luoghi di libertà, le tabaccaie, solo
donne, corpulente e prosperose, sfogliano elegantemente noncuranti , la
dispensa dei fumi e con garbo ti invitano a rimanere lì, al fresco del loro
grande ventilatore, a guardare un po’ di tv con loro magari mentre scegli il
gusto dello spray antizanzare che più si addice al tuo tabacco. Ma
questo mi piace, allora compro una rivista e anche un cd e fumo una sigaretta
al profumo di ulivo mentre lancio uno sguardo alla tv, adesso c’è un
cantautore, e magari più tardi faremo quattro salti, una segreta e appassionata
milonga nel chiaroscuro di una tabaccheria greca, illanguidita dalla brezza
retrò di un grande aeratore.
Emiliana Chiarolanza

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