Spiegare come Loro possano arrivare alla politica non è ciò di cui ci parla Paolo Sorrentino nella prima parte del dittico Loro.
La narrazione di Sorrentino, visionaria e simbolica attraversa gli anni duemila nella disomogeneità di intenti politici che li hanno attraversati e emblematicamente sceglie una crisi, la crisi coniugale di casa Berlusconi. Tanto trucco, trapianto ai capelli, tacchi alle scarpe e via si entra nello show dello showman che ha governato per un solido ventennio. Ma chi sono Loro.
Loro, i vari Tarantino- nel film Sergio Morra-interpretato da Scamarcio, che anche in questo caso è un nome tra tanti, sono e sono stati la classe arrivista, affarista, cocainomane, faccendieri di basso rango che hanno effettuato una scalata sociale offrendo prostitute al Cavaliere in cambio di un posto in società.
Patetico e poco incline al confronto dialogico, chiuso in un silenzio a tratti scevro da ogni serietà, e qui l’ironia del regista che ben rappresenta quell’aspetto del Berlusconi, l’uomo politico che si intravede non si occupa di politica nella vita ma di soldi.
I soldi di Berlusconi sembrano rappresentare pienamente il giro d’affari che la politica è diventata e d è stata nella cosiddetta seconda repubblica che nasceva dalle macerie della prima in un suo evidente continuum.
Berlusconi appare poco nel primo episodio girato e scritto da Sorrentino che si affida a un affresco morale di decadenza per descrivere ciò che accade intorno a LUI, così come è chiamato il Berlusca per tutto il film. Tony Servillo-Berlusconi offre la carica di un volto mascherato, incline a una maschera cui il paese ha dato la propria fiducia e allo stesso tempo rianima in una proiezione esistenziale inconcludente, vana di un uomo vanesio che cerca però di riconquistare la moglie-Veronica Lario-Elena Sofia Ricci-i o anche in questo caso di non perdere ciò che ha, che possiede, che gli appartiene.
Le critiche si dividono sul film, io lo trovo interessante per una serie di qualità scrittoriali, immaginifiche e visionarie che lo rendono un onirico pamphlet sul quale divagare e divagare e astrarre. Poco incline al sezionamento filmico seguo un discorso globale che trovo irriverente e sognante proprio dei grandi artisti.
Emiliana Chiarolanza

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